Moldavia: Plahtoniuc fugge in Svizzera

Pubblicato il 20 giugno 2019 alle 7:45 in Europa Moldavia

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Il leader del Partito Democratico Moldavo (PDM), l’oligarca Vladimir Plahotniuc, ha lasciato il paese e si è rifugiato in Svizzera, dopo aver fatto tappa a Odessa, in Ucraina, l’unico paese che lo ha sostenuto durante la crisi politica che negli ultimi dieci giorni ha scosso la ex repubblica sovietica.

L’8 giugno scorso, al termine di lunghissimi negoziati seguiti alle elezioni dello scorso febbraio tra i socialisti filo-russi e l’alleanza filo-europea ACUM, Maia Sandu del Partito Azione e Solidarietà è stata eletta primo ministro dal parlamento, mentre la socialista Zinaida Greceanîi è stata eletta presidente del Parlamento. Tuttavia, il 9 giugno la Corte Costituzionale ha accolto un ricorso del Partito Democratico Moldavo, rimasto fuori dal governo, e temporaneamente sospeso il Presidente della Moldavia, Igor Dodon, dalle competenze e doveri del suo incarico e il primo ministro in carica prima dell’elezione di Sandu, Pavel Filip, del PDM, è stato nominato presidente ad interim per indire nuove elezioni. Secondo gli alti magistrati, infatti, il governo era stato formato dopo la scadenza dei termini previsti dalla legge, mentre Dodon si rifiutava di sciogliere la camera e indire nuove elezioni. Filip ha immediatamente emesso un decreto che scioglie il parlamento. 

La coalizione che sostiene il governo Sandu, ha definito illegale la decisione di Filip, mentre a Chisinau si tenevano manifestazioni a favore di entrambi gli schieramenti. Il 14 giugno, Filip ha deciso di dimettersi per riportare il paese alla calma e alla stabilità politica, ma ha confermato le elezioni anticipate e ha rifiutato di riconoscere il governo di Sandu come legale.

Il 15 giugno, la corte costituzionale ha abrogato la sentenza che aveva scatenato la crisi, reintegrando Dodon alla presidenza del paese e riconoscendo la legalità della camera presieduta da Greceanîi e del governo Sandu. Maia Sandu è così divenuta la terza donna a guidare il governo moldavo dopo la sua nuova alleata Zinaida Greceanîi (2008-09) e l’interim di Natalia Gherman (giugno-luglio 2015). 

Plahotniuc avrebbe lasciato la Moldavia già il 14 giugno, ma la ha resa nota il 17 giugno con un lungo post su Facebool in cui dichiara: “In questo periodo la Moldavia non è un paese sicuro. Conosco i rischi che corro da quando mi sono opposto al processo di federalizzazione del paese. Pertanto capisco che la Moldavia non è più un posto sicuro per me, ma non sono un uomo che vive nella paura; andrò avanti e lotterò da lontano affinché il mio paese si liberi dall’occupazione straniera e i moldavi possano vivere liberi nella loro terra”.

Secondo la stampa locale diversi politici e funzionari vicini a Plahotniuc che stanno lasciando la Moldavia. Tra questi, Ilan Shor, uomo d’affari, deputato e sindaco della città di Orhei, accusato di essere tra i responsabili della sparizione di un miliardo di euro dal sistema bancario moldavo nel 2015.

Contro Plahotniuc si erano schierati nei giorni scorsi  Stati Uniti, Russia e Unione Europea. A suo favore solo l’Ucraina. Federica Mogherini aveva definito “democraticamente eletta” la coalizione al potere a Chisinau, mentre i governi di Francia, Germania, Polonia, Svezia e Regno Unito avevano dichiarato congiuntamente il loro sostegno al nuovo governo Sandu e hanno chiesto moderazione. La Romania, nonostante avesse dichiarato il 10 giugno per bocca del Ministro degli Esteri di non riconoscere il gabinetto neoeletto e di sostenere elezioni anticipate, ha infine riconosciuto il gabinetto Sandu il 12 giugno.

Gli USA il 10 giugno hanno chiesto “moderazione” a tutte le parti politiche moldave, sottolineando la “validità” del voto del 24 febbraio 2019. Il 14 giugno, il portavoce del Dipartimento di Stato Morgan Ortagus ha rilasciato una dichiarazione in cui spiega che Washington “accoglie con favore il cambiamento democratico in Moldavia” e la decisione del Partito Democratico di lasciare il governo.

L’Ucraina per tutta la durata della crisi ha sostenuto la posizione del Partito Democratico Moldavo, tanto che il 18 giugno il governo di Chisinau ha chiesto formalmente a Kiev tutte le informazioni relative alla fuga di Plahotniuc.

Il 9 giugno, il vice primo ministro russo Dmitrij Kozak aveva definito le azioni del Partito Democratico come “francamente criminali”. Il 12 giugno, il presidente russo Vladimir Putin ha espresso il suo sostegno incondizionato al presidente filo-russo Dodon, estendendo il suo sostegno a tutti “i suoi attuali partner della coalizione” e ha definito “usurpatori” i responsabili del Partito Democratico. “Il potere è stato assunto dagli oligarchi” – ha affermato Putin, una situazione che ha paragonato all’Ucraina.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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