Tagikistan: ISIS rivendica massacro in carcere

Pubblicato il 19 giugno 2019 alle 6:30 in Asia Tajikistan

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L’ISIS ha rivendicato, un mese dopo l’evento, la responsabilità di un massacro in una prigione del Tagikistan che ha causato la morte di 32 personeIn una dichiarazione pubblicata il 13 giugno nella rivista Al-Nabaa del gruppo, lo Stato islamico ha affermato che i suoi militanti hanno ucciso tre  murtad  (apostati) e tre impiegati del personale carcerario. Il massacro avvenne il 19 maggio alla prigione di Kirpichniy a circa 15 chilometri dalla capitale, Dushanbe.

I riferimenti agli apostati sembrano essere riservati ai membri incarcerati del Partito del rinascimento islamico del Tagikistan, o IRPT, una formazione di opposizione vietata nella repubblica centroasiatica.

La dichiarazione non fornisce alcuna prova specifica a sostegno della rivendicazione, né dimostra che la sommossa in prigione sia stata un incidente programmato o premeditato e non una vendetta tra membri dell’ISIS come invece indicato dalle autorità tagike. 

La versione dell’incidente diffusa dal governo tagiko dopo l’accaduto, infatti, riportava che militanti dello Stato Islamico detenuti nel carcere, avevano giustiziato cinque compagni di prigionia e tre guardie carcerarie. Né il governo né l’ISIS tentano di spiegare come si sono verificati tutti gli altri decessi, probabilmente dovuti alla reazione delle forze di sicurezza.

Il ministero della Giustizia di Duhanve ha dichiarato che la violenza iniziale è stata istigata dal ventenne Behruz Gulmorod, il figlio di Gulmorod Khalimov, un ex ufficiale di polizia tagiko diventato comandante di alto grado dell’ISIS. 

Dopo gli omicidi, le autorità hanno seppellito rapidamente gran parte dei corpi senza consentire ai parenti di celebrare riti funerari tradizionali o di vedere i resti. Questa condotta ha spinto i parenti dei carcerati uccisi e gli attivisti delle organizzazioni per la difesa dei diritti umani a sospettare che ci sia una versione più complicata di quello che è successo alla prigione di Kirpichniy di quanto il governo, e ora anche l’ISIS, non stia tenendo in considerazione nelle dichiarazioni ufficiali.

I pubblici ministeri hanno contribuito alla nebulosità del caso conferendo lo status di “top secret” alle indagini, ha riferito il 13 giugno scorso il sito di informazione tagiko Asia-plus. La decisione della procura rende impossibile divulgare qualsiasi dettaglio del caso, poiché equivarrebbe a divulgare segreti di stato, con tutte le sanzioni legali che ciò implica.

In un altro recente sviluppo, diversi dipendenti della prigione, che si trovano nella città di Vahdat, sono stati licenziati, sempre secondo Asia-plus, così come il pubblico ufficiale responsabile della supervisione delle forze dell’ordine negli impianti di correzione di Dushanbe e nei suoi dintorni. Nessuna spiegazione specifica è stata data dal governo tagiko per questi cambiamenti di personale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Italo Cosentino, interprete di russo

di Redazione

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