Mali: nuovo attacco, oltre 40 morti

Pubblicato il 19 giugno 2019 alle 11:02 in Africa Mali

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Circa 100 uomini armati hanno attaccato i villaggi di Yoro e Gangafani 2, nell’area centrale del Mali, vicino il confine con il Burkina Faso, uccidendo almeno 41 civili dell’etnia Dogon.

È quanto riportato a Reuters dal sindaco di Yoro, Issiaka Ganame, secondo il quale “circa 100 uomini armati a bordo di motoveicoli hanno improvvisamente invaso il villaggio di Yoro e sparato contro i cittadini. Successivamente, si sono diretti verso Gangafani 2, che si trova a circa 15 chilometri di distanza”.

In base a una prima stima delle vittime degli attacchi avvenuti lunedì 17 giugno, le sparatorie hanno causato 14 morti nel villaggio di Yoro e altri 17 a Gangafani 2.   

Le sparatorie contro i 2 villaggi sono avvenute a una settimana di distanza dagli ultimi attacchi da parte delle milizie etniche nell’area centrale del Mali, avvenuti nella notte di lunedì 10 giugno. In tale occasione, circa 100 persone erano morte a seguito di un attacco contro il villaggio di Sobane-Kou, nell’area centrale del Mali, la cui popolazione appartiene principalmente all’etnia dogon.

Non è ancora giunta alcuna rivendicazione da parte degli aggressori per nessuno degli episodi, per quanto le ipotesi principali chiamino in causa il terrorismo etnico ed il terrorismo di matrice jihadista. 

Entrambi gli attacchi hanno colpito l’etnia dogon, che lo scorso 23 marzo era stata responsabile di una simile offensiva contro l’etnia fulani. In tale occasione, ad Ogossagou, nell’area centrale del Mali, 160 fulani erano stati arsi vivi nelle proprie case, a cui era stato appiccato il fuoco, in un attacco premeditato e legato a rivalità etniche. Per tale ragione, a seguito degli attacchi del 10 giugno, il sindaco della città di Bankass, vicina ai villaggi delle sparatorie, Moulaye Guindo, aveva sostenuto che i responsabili degli attacchi fossero gli uomini dell’etnia fulani.

Secondo quanto riportato da Al Jazeera, la missione delle Nazioni Unite in Mali ha stimato che dal primo gennaio 2018 al 16 maggio 2019 siano morti almeno 488 fulani nelle regioni di Mopti e di Segou, entrambe nell’area centrale del Mali.

In tale contesto, due unioni sindacali della regione di Mopti, area maggiormente colpita da tali episodi, ha chiesto le dimissioni degli amministratori.

Il Mali è un Paese dell’Africa occidentale che è teatro di scontri tra gruppi armati. La sicurezza dello Stato è peggiorata da quando, nel 2013, le forze francesi locali hanno respinto i ribelli islamisti e i Tuareg dai territori a Nord del Mali che erano stati occupati nel corso dell’anno precedente. Da allora, si verificano periodicamente attacchi. Inizialmente le azioni terroristiche erano concentrate nel deserto del Nord ma, nel corso del tempo, si sono estese anche nel centro e nel Sud del Paese. 

Il Mali è anche teatro di scontri etnici che, nel corso degli anni passati, hanno causato la morte di migliaia di persone. I principali scontri coinvolgono i cacciatori di etnia dogon ed i mandriani fulani. I primi sono una popolazione africana che conta circa 240.000 individui e vive prevalentemente a Sud del fiume Niger. I fulani, invece, sono un’etnia nomade dell’Africa occidentale, dedita alla pastorizia e al commercio. Sono diffusi dalla Mauritania al Camerun e contano complessivamente fra i 6 e i 19 milioni di persone. 

Parallelamente, il Mali è colpito da gruppi estremisti violenti come al-Qaeda nel Magreb islamico (AQIM), al-Murabitoun (AMB), il Movement for Unity and Jihad in West Africa (MUJAO), il Macina Liberation Front e Ansar al-Dine (AAD). Per tale ragione, a giugno 2016, il Mali ha elaborato la sua prima strategia nazionale per la prevenzione della radicalizzazione. Il Ministero degli Affari Esteri è responsabile della coordinazione e del monitoraggio di tale strategia. Il Ministero degli Affari Religiosi, invece, si occupa di collaborare con l’High Islamic Council e altri organi religiosi per promuovere l’Islam moderato e mantenere lo Stato secolare. Tuttavia, l’assenza del controllo da parte del governo centrale nel nord del Paese rende vani tutti gli sforzi per combattere tali fenomeni.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.