Iraq: un razzo colpisce compound di aziende petrolifere straniere

Pubblicato il 19 giugno 2019 alle 12:31 in Iraq Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Un missile, di provenienza sconosciuta, ha colpito un compound di aziende petrolifere straniere situato nella città irachena di Bassora, nelle prime ore del 19 giugno.

Tra le compagnie del compound vi sono l’italiana Eni, l’americana ExxonMobil e l’olandese Shell. Secondo quanto riportato, il razzo a corto raggio, della tipologia Katiusha, è caduto sul complesso di Burjesia, situato nell’Ovest di Bassora, e a quasi 100 metri dal sito utilizzato come centro residenziale ed operativo.

Due impiegati iracheni sono rimasti feriti mentre la compagnia americana ha evacuato 20 dei propri dipendenti. Tuttavia, secondo funzionari iracheni, le attività petrolifere dell’area e le esportazioni non subiranno conseguenze.

ExxonMobil è considerata tra le maggiori compagnie petrolifere statunitensi di rilevanza mondiale, operante anche in Italia dal 1891 attraverso la Esso Italiana S.r.l., una delle principali società di tale gruppo. Il 18 maggio scorso, tale azienda aveva già evacuato i propri dipendenti stranieri del giacimento West Qurna 1, situato nel Nord di Rumaila, a sua volta nell’Ovest di Bassora. L’operazione di evacuazione era scaturita dall’avvertimento da parte delle forze di sicurezza irachene verso le compagnie straniere operanti nel Paese, circa possibili operazioni contro il personale straniero, tra cui il loro rapimento da parte di milizie filo- iraniane.

L’accaduto si è verificato un momento di forti tensioni tra Iran e Stati Uniti.  A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOE), le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

In tale panorama, si aggiunge il coinvolgimento diretto o indiretto di altri Paesi della regione, tra cui l’Arabia Saudita. Il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti a Riad e agli Emirati Arabi Uniti a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz. Sebbene non si abbiano prove certe sui responsabili, si pensa che dietro all’attacco possano esservi le Guardie della Rivoluzione iraniane.

Successivamente, il 13 giugno, due grandi esplosioni contro alcune petroliere si sono verificate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. Gli Stati Uniti hanno incolpato Teheran degli attacchi, e si sono detti alla ricerca di consenso internazionale contro le minacce alla sicurezza dei carichi via mare, nonostante l’Iran abbia respinto le accuse di coinvolgimento nella duplice esplosione.

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.