Turchia: arrestati 128 militari vicini a Gulen

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 16:48 in Medio Oriente Turchia

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Le autorità di Ankara, in Turchia, hanno ordinato l’arresto di 128 militari, sospettati di essere vicini a Fethullah Gulen, che nel 2016 era stato accusato di aver tentato un golpe contro Erdogan.

Una prima metà dei ricercati era concentrata, secondo quanto reso noto martedì 18 giugno dall’agenzia di stampa statale, Anadolu, e riportato da Al Arabiya English, lungo le coste della provincia di Izmir, sul Mar Egeo. La seconda metà degli arrestati era invece sparsa in altre 30 province della Turchia.

Secondo quanto ricostruito da Al Arabiya English, non è la prima volta che alcuni membri del personale militare vengono arrestati in collegamento al tentato golpe di Gulen, il quale aveva in precedenza negato le accuse.

Dal procedimento penale avviato nel 2016, ed ancora in corso, risultano essere state accusate e imprigionate circa 77.000 persone. Insieme a loro, altri 150.000 cittadini turchi, appartenenti alla società civile o militare, sono stati arrestati o sospesi dalle loro posizioni lavorative per aver supportato il tentato golpe.

Tali arresti sarebbero in realtà percepiti dai gruppi di destra del Paese e dagli alleati occidentali, secondo quanto riportato da Al Arabiya, una mossa di Erdogan per reprimere il dissenso nei confronti del proprio regime.

In tale contesto, il governo ha dichiarato che i provvedimenti adottati risultano necessari vista la gravità del rischio corso dalla Turchia. Per tale ragione, ha reso noto di aver intenzione di debellare la rete di Gulen nel Paese.

Le operazioni di arresto di persone sospettate di essere vicine a Gulen sono state molto frequenti a partire dal tentativo di colpo di Stato. Sembrerebbe, secondo le accuse dell’opposizione, una politica portata avanti regolarmente da Ankara a partire dagli eventi del 15 luglio 2016.

A tal riguardo, pochi giorni dopo il tentato golpe, il 21 luglio, era stato imposto nel Paese lo stato di emergenza, esteso per almeno sette volte e motivato con il persistere della minaccia da parte dei sostenitori del movimento di Gulen.

Erdogan aveva promesso di revocare lo stato di emergenza in seguito alle elezioni del 24 giugno, in esito alle quali si è realizzato il passaggio dal sistema parlamentare al sistema presidenziale, deciso in occasione del referendum del 16 aprile 2017. In seguito al giuramento del 9 luglio 2018, Erdogan ha cominciato il suo secondo mandato presidenziale, che esercita con poteri fortemente accresciuti, tra cui la nomina di alti funzionari pubblici, inclusi i ministri e i vicepresidenti.

Secondo un Report del 2018 dell’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i diritti umani (OHCHR), il bilancio sarebbe diverso rispetto a quanto dichiarato. L’OHCHR ha, infatti, stimato che, a partire dal 15 luglio 2016, data del golpe, sono state arrestate oltre 160.000 persone e licenziati 152.000 dipendenti pubblici, compreso il personale militare.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.