Siria: un nuovo scontro causa più di 40 morti

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 16:12 in Medio Oriente Siria

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Più di 40 membri sia delle forze del regime siriano sia dei gruppi di opposizione sono stati uccisi, martedì 18 giugno, nel corso di duri scontri tra le due parti, nei pressi del governatorato di Idlib, nel Nord-Ovest della Siria.

Il direttore dell’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, Rami Abdul Rahman, ha dichiarato che tali scontri violenti si sono verificati all’alba, in seguito ad un attacco sferrato dall’organizzazione nota come Tahrir al-Sham, letteralmente “Organizzazione per la liberazione del Levante”, insieme ad altre fazioni, contro le posizioni delle forze del regime situate nell’area rurale settentrionale di Hama. Lo scontro ha provocato la morte di 31 membri dell’organizzazione e 14 delle forze del regime.

L’attacco giunge dopo che gruppi terroristici, il 16 giugno, hanno attaccato con razzi il villaggio di Al-Wadihi, nel Sud di Aleppo, causando 12 morti e 15 feriti. Secondo un inviato, i gruppi terroristici responsabili sarebbero da ricollegarsi al Fronte al-Nusra, un gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012 nel contesto della guerra civile siriana, sia in Siria sia in Libano, e che avrebbe dispiegato le proprie forze nella periferia nell’Ovest di Aleppo. Mercoledì 5 giugno, Idlib è stata altresì interessata da un attacco che ha causato 15 vittime, tutte civili. Tra i responsabili, sia bombardieri russi sia aerei del regime siriano.

Dalla fine di aprile, aerei provenienti dal regime siriano e dalla Russia hanno colpito in particolare l’area rurale meridionale di Idlib e l’adiacente confine settentrionale di Hama, provocando la morte, quasi ogni giorno, di numerosi civili. Le forze del regime hanno fatto progressi limitati nella zona, ma le fazioni jihadiste ed i combattenti continuano a lanciare attacchi contro le posizioni delle forze del regime.

Come specificato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, durante il mese di Ramadan, durato dal 5 maggio al 3 giugno, 26.500 attacchi aerei e via terra da parte russa e del regime siriano hanno causato la morte di circa 300 civili, tra cui 115 bambini. Ammonta ad almeno 61 il numero di raid i contro villaggi dell’area meridionale di Idlib, Latakia e Hama. Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio, dal 30 aprile, data di inizio della nuova ondata di violenza ad Idlib, le vittime sarebbero 1116, tra cui 346 civili e 82 bambini.

Di conseguenza, le città ed i villaggi dell’area si sono svuotati, causando una grande ondata di sfollamenti. La zona è, al momento, controllata da Tahrir al-Sham, dove vengono schierate altre fazioni di opposizione e combattenti meno forti. L’organizzazione, nota altresì come al-Qaeda in Siria, è una formazione militante salafita attualmente attiva e coinvolta nella guerra civile siriana.

Nell’area Nord- occidentale della Siria vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al- Assad. Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre.

In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano. Dopo mesi di relativa calma, le forze del regime hanno intensificato i bombardamenti, coadiuvati successivamente da aerei russi.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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