Repubblica Democratica del Congo: 300.000 dispersi in 2 settimane

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 17:29 in Rep. Dem. del Congo Uganda

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Oltre 300.000 congolesi sono stati costretti a lasciare il proprio Paese a partire dall’inizio del mese di giugno, secondo quanto reso noto dall’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugati (UNHCR).

Secondo la dichiarazione dell’Agenzia, rilasciata martedì 18 giugno, un numero così elevato di congolesi è scappato dai propri villaggi a causa della violenza interetnica che ha colpito la regione nordorientale della Repubblica Democratica del Congo.

L’ultimo episodio, avvenuto la settimana precedente la dichiarazione dell’Agenzia, “ha causato la morte di almeno 161 persone a Nord-Est del Paese”, hanno reso noto le autorità locali, in quello che è sembrato essere uno scontro etnico tra agricoltori e allevatori.

La violenza nell’area nordorientale della Repubblica Democratica del Congo, specie nella provincia di Ituri, “è deteriorata a partire dalla metà della scorsa settimana, caratterizzata da una serie di attacchi che hanno coinvolto i gruppi degli Hema e dei Lendu”, ha dichiarato l’UNHCR.

In tale contesto, l’Agenzia teme che la violenza possa estendersi nel resto della provincia nordorientale della Repubblica Democratica del Congo, diventando difficile da controllare. Per tale ragione, il governo ha rassicurato i congolesi di essere intervenuto per reprimere i conflitti e prevenire l’aumento dei casi di omicidio, rapimento e violenza sessuale che già si sono verificati nell’area.

Un secondo fattore per cui i congolesi cercano di abbandonare il proprio Paese è l’epidemia di ebola che ha colpito il Congo. A causa di tale virus, molti abbandonano la Repubblica Democratica del Congo per trasferirsi nella vicina Uganda, che nella scorsa settimana ha registrato un aumento dei casi di ebola.

In Uganda, del totale dei malati di ebola che si sono registrati a partire dal mese di agosto 2018, corrispondente a 2.168 persone, circa il 10 % ha dichiarato di provenire dalla provincia di Ituri.

Per tale motivo, il portavoce dell’Organizzazione Mondiale per la Sanità (OMS), Tarik Jasarevic, ha dichiarato che l’esodo di congolesi provenienti dalle province di Ituri e Kivo Nord “rappresenta un fattore di rischio”.

In tale contesto, l’esodo di oltre 300.000 persone in soli 2 mesi comporta complicazioni per l’attività che ne segue, in materia di osservazione dei movimenti e dei contatti di tali persone nell’arco del 21 giorni di incubazione del virus.  

Dopo aver guadagnato l’indipendenza dal Belgio, nel 1960, La Repubblica Democratica del Congo, Stato africano ricco di risorse, non è mai riuscito ad effettuare una transizione di potere pacifica. La violenza ha raggiunto il culmine e si è estesa in tutta la nazione dopo che l’attuale presidente congolese, Joseph Kabila, nel dicembre 2016, ha deciso di rimanere al potere per il terzo mandato presidenziale. Da allora, il conflitto ha forzato più di 1 milione e mezzo di congolesi ad abbandonare le proprie case, mentre più di 3,000 sono morti, tra l’ottobre 2016 e l’agosto 2017, nella sola regione di Greater Kasai. Il 4 agosto 2017, l’UNICEF ha denunciato la situazione, rendendo noto che la Repubblica Democratica del Congo sta affrontando una delle peggiori crisi umanitarie al mondo.

L’Uganda, spesso meta dei congolesi che lasciano il proprio Paese, è uno Stato africano della regione dei Grandi Laghi, nell’Africa orientale, privo di sbocco sul mare. Ottenuta l’indipendenza dall’Inghilterra nel 1962, seguita da un periodo di tensioni etniche e religiose, l’Uganda è divenuta nel corso del tempo un Paese relativamente prosperoso, ma caratterizzato da una profonda corruzione politica. Oltre ai rifugiati congolesi, il Paese africano ospita anche circa 1 milione di cittadini del Sud Sudan che hanno abbandonato le loro case per scappare dalla guerra civile in corso tra le milizie armate e le forze fedeli al presidente sud-sudanese, Salva Kiir. I continui arrivi di rifugiati stanno causando non pochi problemi alle autorità di Kampala, le quali hanno già difficoltà nell’assistere la propria popolazione.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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