Mogherini: far sì che l’Iran rispetti il patto sul nucleare “non è semplice”

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 20:46 in Europa Iran

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L’Alto rappresentante dell’Unione Europea per gli affari esteri e la politica di sicurezza, Federica Mogherini, si è espressa sulla questione dell’Iran, esprimendo la posizione dell’Unione Europea.

In particolare, la Mogherini ha affermato, lunedì 18 giugno, che l’Unione Europea continuerà a sostenere che l’Iran stia rispettando gli accordi sul nucleare fino a quando non vi sarà evidenza scientifica del contrario.

I commenti dell’Alto rappresentante giungono a 8 giorni di distanza dalle dichiarazioni del direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), Yukiya Amano, che aveva dichiarato, il 10 giugno, che l’Iran aveva aumentato la produzione di uranio arricchito

Tuttavia, ha reso noto la Mogherini, “l’Iran ad oggi non ha violato” l’accordo sul nucleare, il JCPOA, e per tale ragione, l’Unione Europea “spera fermamente, incoraggia e si aspetta che l’Iran rispetti i propri obblighi derivanti dall’accordo”.

“Il nostro obiettivo”, ha spiegato l’Alto rappresentante, “è mantenere in vigore l’accordo sul nucleare”. In un tale contesto, tuttavia, ha dichiarato la Mogherini, “non risulta semplice e non ne abbiamo mai fatto un segreto”.

A seguito di tali commenti, il ministro degli Affari Esteri tedesco, Heiko Mass, ha affermato che “è dovere dell’Iran rispettare i propri obblighi derivanti dall’accordo”. Per tale ragione, “la Germania non ha intenzione di accettare una riduzione unilaterale delle condizioni”.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. L’intesa prevedeva la fine delle sanzioni contro Teheran in cambio di alcune limitazioni nell’arricchimento dell’uranio. Gli USA, tuttavia, hanno deciso di ritirarsi unilateralmente dall’accordo, l’8 maggio 2018. Tale azione ha comportato la re-imposizione delle sanzioni contro l’Iran, innalzando il clima di tensione tra Stati Uniti e Iran.

Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle ostilità tra Washington e Teheran. Il 22 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, il Consigliere per la sicurezza nazionale USA, John Bolton, ha riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump a seguito dell’attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq.

Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran relativamente agli attacchi di Fujairah, subiti il 13 maggio da parte di 3 navi dalle bandiere di Arabia Saudita, Norvegia e Emirati Arabi Uniti (EAU), colpite da mine navali.  Il 29 maggio, gli Stati Uniti avevano dichiarato di avere la “certezza quasi assoluta che le mine navali utilizzate provenissero dall’Iran”. Da parte sua, l’Iran ha respinto le accuse di essere il responsabile del sabotaggio, definendo tali insinuazioni “ridicole”. Nel comunicato finale del vertice della Mecca, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, contro le navi saudite ed emiratine.

A un mese dagli attacchi di Fujairah, il 13 giugno si sono verificate 2 nuove esplosioni contro alcune piattaforme petrolifere nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran. Per tali attacchi, gli Stati Uniti hanno ritenuto colpevole l’Iran.

In tale contesto, il segretario alla Difesa americana, Patrick Shanahan, ha reso noto, martedì 18 giugno, che gli Stati Uniti invieranno ulteriori 1.000 truppe in Medio Oriente.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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