Messico: mano dura contro l’immigrazione

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 8:48 in Immigrazione Messico

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I nuovi migranti centroamericani non raggiungeranno il confine con gli Stati Uniti. Questo è il messaggio che, fermando 791 migranti, il governo del Messico, meno di dieci giorni dopo aver siglato i nuovi accordi migratori con Washinghton, invia al governo degli Stati Uniti per contenere una delle più gravi crisi diplomatiche tra i due paesi. 

Il Messico sta lavorando sotto pressione per calmare il suo vicino settentrionale, che aveva minacciato di imporre dazi sui prodotti messicani importati se non vi fosse stata una stretta sui migranti centroamericani. Il primo risultato della nuova politica è che 791 uomini, donne e bambini che non raggiungeranno la frontiera statunitense, perché  sono stati intercettati dalle autorità messicane questo sabato stipati in alcuni camion nel sud del Messico e saranno riaccompagnati in Guatemala, Honduras ed El Salvador. 

Secondo il ministro degli Esteri messicano, Marcelo Ebrard, l’arresto è stato un duro colpo per gli affari dei trafficanti di esseri umani, i cosiddetti “coyotes”, poiché si stima che avrebbero guadagnato circa tre milioni e mezzo di dollari. Il Messico espone con questo evento la linea dura che il presidente degli Stati Uniti ha richiesto tante volte in una settimana in cui, secondo gli esperti, annuncerà la sua candidatura per la rielezione alle elezioni presidenziali del prossimo anno.

Per il governo messicano si è trattato di un’operazione di “salvataggio” di centinaia di persone che, nelle mani delle mafie, cercavano una vita migliore lontano dai loro paesi di origine. Il ministro degli Esteri Marcelo Ebrard ha spiegato che ognuno dei migranti che viaggiava in quei camion aveva pagato circa 3.500 dollari ai coyotes e ne avrebbe pagati 5.000 in cambio di un secondo tentativo, nel caso in cui potessero essere deportati.

Ebrard, che ha condotto i negoziati per porre fine a una delle più gravi crisi diplomatiche con il vicino del nord, è diventato ormai da alcune settimane il volto della nuova  politica di immigrazione del Messico. Il ministro degli Esteri annuncia gli arresti in TV, gestisce le spedizioni militari verso il confine meridionale, circa 6.000 soldati di un nuovo corpo progettato per combattere il traffico di droga, la Guardia nazionale, ed è diventato l’architetto di una strategia incentrata sul contenimento delle minacce di Trump e raggiungere la stabilità economica del Messico. Che questo ruolo sia toccato al ministro degli Esteri è indicativo di come, per le autorità messicane, la politica migratoria sia diventata essenzialmente un problema di politica estera.

Secondo le stime del governo messicano, nel 2019 sarà superato il record per il maggior numero di migranti che transitano nel paese verso nord in un anno: circa 800.000. Considerata questa cifra senza precedenti, il Messico ha triplicato le deportazioni nei primi mesi dell’amministrazione di Andrés Manuel López Obrador, passando da 5.717 espulsioni nel dicembre 2018 a 15.654 nel maggio di quest’anno, secondo i dati ufficiali. La cifra supera di gran lunga i rimpatri registrati nello stesso mese dell’anno scorso, 10.350. Nel 2018 ci sono state anche 26.566 domande di  asilo, il numero più alto mai stato registrato in Messico.

Per gli Stati Uniti, l’aumento del numero di deportazioni non è sufficiente, come non lo è la proposta di un piano di sviluppo integrale per l’America centrale, che mirava a catturare progetti produttivi, creare posti di lavoro e attirare decine di miliardi di dollari in investimenti stranieri per questi paesi. 

Una delle richieste di Washington è che il Messico diventi un terzo paese sicuro, concetto diplomatico che implica che un paese (in questo caso il Messico) si prenda cura dei migranti che hanno chiesto asilo negli Stati Uniti, mentre si valuta la posizione del richiedente. Una misura che avrebbe ulteriormente soffocato il confine settentrionale del Messico, le cui strutture di accoglienza sono al collasso per le migliaia di migranti accampati ormai da mesi in alloggi strapieni. 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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