Iran: non vogliamo nessuna guerra

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 17:42 in Iran Medio Oriente

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Il presidente iraniano, Hassan Rouhani, ha dichiarato, il 18 giugno, che Teheran non desidera sferrare una guerra contro nessuno.

In un suo discorso trasmesso in diretta dalla televisione di Stato, il presidente iraniano ha affermato che coloro che vogliono affrontare l’Iran sono semplicemente dei politici con poca esperienza. Rouhani ha poi aggiunto che, nonostante gli sforzi profusi da parte statunitense volti ad isolare l’Iran, tagliando ogni suo legame con gli altri Paesi a livello globale, Washington ha fallito nel suo scopo.

Per quanto riguarda gli Stati Uniti, il 17 giugno, il segretario alla Difesa americana, Patrick Shanahan, ha reso noto che il proprio Paese invierà ulteriori 1.000 truppe in Medio Oriente. Questa decisione nasce dalle crescenti tensioni tra Washington e Teheran che alimentano, allo stesso tempo, timori e preoccupazioni. Le truppe schierate sono, a detta degli USA, a scopo difensivo e volte ad assicurare la sicurezza e il benessere del personale americano in servizio presso la regione, oltre a tutelare l’interesse nazionale degli Stati Uniti.

Di fronte a tale situazione, il ministro degli Esteri cinese, Wang Yi, ha messo in guardia da una possibile apertura delle “porte dell’inferno” in Medio Oriente. Inoltre, nel corso di una conferenza stampa, al margine di un incontro tenutosi a Pechino il 18 giugno con il ministro degli Esteri siriano, Walid al-Moallem, Wang Yi ha dichiarato che gli Stati Uniti non dovrebbero usare “eccessive pressioni” per risolvere le questioni con l’Iran. La Cina si è detta “molto preoccupata” per la situazione nel Golfo ed ha invitato tutte le parti coinvolte a placare le tensioni, esercitando moderazione, senza intraprendere azioni che porterebbero ad una maggiore escalation.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco, del 13 giugno, a 2 petroliere nel Golfo di Oman. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che si tratta di accuse infondate e dimostrerebbero che una “squadra B” starebbe mettendo in atto una “diplomazia del sabotaggio”. Tale squadra sarebbe composta dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, dal sovrano degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed Ibn Zayed, dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Oltre alle preoccupazioni derivanti dalle tensioni con gli USA, vi è altresì la questione del nucleare. Il direttore generale dell’Agenzia Internazionale per l’Energia Atomica (IAEA), Yukiya Amano, ha dichiarato, il 10 giugno, che l’Iran ha aumentato la produzione di uranio arricchito. L’Iran, l’8 maggio scorso, nel primo anniversario del ritiro unilaterale americano dal Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA), aveva lanciato un ultimatum: se entro 60 giorni, ovvero il 7 luglio, i partner rimasti nell’accordo non avrebbero soddisfatto le richieste in ambito petrolifero e bancario, il Paese avrebbe ripreso l’arricchimento dell’uranio. Nello specifico, Teheran aveva chiesto all’Europa di proteggere tali settori dalle ritorsioni americane, viste le conseguenze negative che potrebbero ripercuotersi sull’economia. L’Europa, tuttavia, non ha accettato l’ultimatum ed ha esortato l’Iran a continuare a rispettare integralmente gli impegni assunti e ad astenersi da qualsiasi “misura provocatoria”.

Nell’ultimo mese, le autorità iraniane hanno cercato di rassicurare la comunità internazionale. In particolare, la Repubblica Islamica si è detta disposta a negoziare nuovi termini per rimanere nel JCPOA. “Abbiamo l’impressione che l’accordo sul nucleare necessiti di un intervento chirurgico, poiché gli antidolorifici dello scorso anno non hanno avuto alcun effetto”, ha dichiarato il presidente iraniano, in un discorso televisivo, il 15 maggio scorso.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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