Il Consiglio di Sicurezza condanna gli attacchi in Arabia Saudita

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 9:02 in Arabia Saudita Yemen

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Il Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, lunedì 17 giugno, ha condannato gli attacchi che hanno colpito nell’ultima settimana l’Arabia Saudita, chiedendo ad “autori, pianificatori e finanziatori” di farsi carico delle proprie responsabilità.

Questo è quanto affermato in una dichiarazione, in cui è stata altresì espressa la solidarietà da parte del Consiglio verso le vittime di tali attacchi e verso le autorità saudite coinvolte. In particolare, si è fatto riferimento ai missili da crociera lanciati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi lo scorso 12 giugno contro l’aeroporto civile saudita di Abha, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Tale offensiva ha causato circa 26 feriti, tutti civili e di diverse nazionalità. Tra questi, 3 donne, una yemenita, un’indiana e una saudita e 2 bambini sauditi. Lo stesso aeroporto è stato nuovamente colpito nelle prime ore del 17 giugno.

Il Consiglio di Sicurezza, che ha condannato duramente tali eventi, ha considerato l’attacco all’aeroporto di Abha una violazione del diritto internazionale ed una minaccia per la pace e la sicurezza a livello globale. Da parte Onu, è stata altresì richiesta la garanzia che gli aiuti umanitari giungano in Yemen, così come una maggiore sicurezza per i soccorritori operanti nel Paese. Infine, è stata ribadita la condanna verso il sequestro di aiuti e risorse da parte Houthi.

Le parti coinvolte nel conflitto in Yemen sono state chiamate a rispettare il diritto umanitario internazionale, ed il Consiglio si è detto a sostegno degli sforzi profusi dall’inviato dell’Onu in Yemen, Martin Griffiths. È stato altresì ribadito che è possibile giungere ad una soluzione al conflitto in Yemen solo attraverso un percorso di carattere politico.  

In tale contesto, il direttore esecutivo del World Food Programme (WFP) di Sana’a, Stephen Anderson, in una lettera, ha accusato gli Houhti di frode e di appropriazione delle risorse alimentari destinate ai civili ma utilizzate per nutrire le proprie milizie. Il direttore esecutivo ha cercato per 12 mesi di ottenere un impegno scritto da parte Houthi circa un cambiamento del loro comportamento, ma senza successo. Tale situazione l’ha portato ad informare il Consiglio di sicurezza della gravità della situazione umanitaria.

In particolare, il WFP ha chiesto al gruppo di ribelli sciiti di presentare entro il 20 giugno garanzie riguardanti il rispetto degli accordi presi. In caso contrario, saranno gradualmente ridotti gli aiuti verso le aree attualmente controllate dagli Houhti, Sana’a in primis.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi.

Da parte Houthi, il 26 maggio, è stato lanciato un primo attacco con drone contro gli hangar militari dell’aeroporto saudita di Jizan, non distante dalla frontiera con lo Yemen, rappresentando il terzo raid aereo nel giro di una settimana. Tale aeroporto è stato nuovamente interessato da attacchi con droni da parte dei ribelli yemeniti, il 9 giugno scorso.

Il 14 maggio, il gruppo sciita ha altresì lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, i ribelli Houthi lo hanno definito una risposta agli attacchi da parte saudita contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato Sana’a. Gli ultimi raid contro la capitale, che si sono verificati il 15 maggio, hanno causato la morte di 6 civili.

Nei 4 anni del conflitto yemenita, gli Houthi sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo. La coalizione a guida saudita ha dichiarato che, fino ad ora, sarebbero 218 i missili balistici lanciati contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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