Algeria, parla Salah: “Chi si oppone all’esercito è nemico del Paese”

Pubblicato il 18 giugno 2019 alle 20:13 in Africa Algeria

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il Capo delle forze armate dell’Algeria, il generale Ahmed Gaid Salah, ha accusato alcuni partiti di favorire un vuoto costituzionale finalizzato a protrarre la crisi politica e sociale che il Paese si trova ad affrontare.

Secondo quanto dichiarato da Salah in occasione di una visita presso la base militare della provincia di Bechar, nell’area sudoccidentale del Paese, avvenuta martedì 18 giugno, tale atteggiamento “comporta la distruzione delle fondamenta dello Stato dell’Algeria”.

Per tale ragione, il generale algerino ha definito “nemico del Paese” chiunque si opponga al governo militare, facendo riferimento agli attivisti che da settimane protestano ad Algeri per chiedere il trasferimento del potere ad un governo civile e l’abbandono del sistema elitario che caratterizza il Paese.

Contemporaneamente, Salah ha chiesto la continuazione delle indagini sulle persone sospettate di essere coinvolte in episodi di corruzione.

A tale riguardo, il 13 giugno le autorità algerine hanno arrestato l’ex premier Sellal, ritenuto uno dei principali uomini di Bouteflika. Il suo arresto è risultato in linea con la serie di detenzioni degli alleati di Bouteflika portati avanti dalle autorità algerine, che dall’abbandono del potere da parte dell’ex presidente hanno avviato alcune indagini finalizzate a contrastare la corruzione nel Paese. Tra gli arresti degli alleati di Bouteflika rientrerebbe anche quello di Ahmed Ouyahia, leader del secondo partito del Paese, il Democratic National Rally (RND).

In tale contesto, domenica 16 giugno si era presentato dinanzi alla corte l’ex ministro delle Finanze del Paese, Karim Djoudi, il quale ha dovuto rispondere alle accuse di corruzione. Al termine dell’udienza, Djoudi non era stato arrestato, ma il suo processo risulta essere ancora in corso.

Il generale Salah si è espresso su tale questione, affermando che “mentre l’esercito lavorava con senso di responsabilità, abnegazione e disinteresse, alcune persone trovavano stratagemmi per appropriarsi dei fondi pubblici”.

Nel frattempo, in Algeria sono stati bloccati due siti web indipendenti che pubblicavano notizie sul Paese. Ai due portali, “Tutto sull’Algeria” e “Parte dell’Algeria”, è stato impedito l’accesso online a partire dal 12 giugno.

Lo scorso 22 febbraio, in Algeria è iniziata una serie di moti popolari che si è protratta incessantemente per 17 settimane. Dopo le prime 6 settimane, lo scorso 2 aprile, l’allora presidente, Abdelaziz Bouteflika, di è dimesso, dopo aver trascorso 20 anni al potere.

Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, tuttavia, le proteste nel Paese erano aumentate a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovavano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

In Algeria, dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rimane l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Il rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio, lascia un velo di incertezza sul futuro che attente il Paese nord-africano.

In tale contesto, secondo quanto dichiarato da France24, gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato, Bouteflika.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.