Spagna: inizia dai comuni l’era delle coalizioni

Pubblicato il 17 giugno 2019 alle 10:22 in Europa Spagna

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Si sono costituite, a tre settimane dal voto del 26 maggio scorso, le assemblee municipali degli oltre 8.000 comuni spagnoli. Immediatamente è seguita l’elezione dei sindaci. Un voto segnato, per la prima volta nella storia del paese iberico, dalla formazione di governi di coalizione. Il bipartitismo socialisti-popolari, che aveva retto la Spagna sin dal 1982, era già stato spezzato con l’ingresso in forze dei liberali di Ciudadanos e della sinistra radicale di Podemos nel 2015, accompagnati dall’auge di forze regionaliste anche in Comunità Autonome con poca tradizione localista. A parte alcuni casi, tuttavia, i governi municipali e regionali si erano formati per lo più secondo il consolidato schema dell’appoggio esterno a un esecutivo di minoranza, mentre ora sono le coalizioni a dominare le principali città spagnole.

La geografia del potere disegnata dai patti di sabato 15 giugno lascia intendere quello che sarà il copione, anche a livello nazionale, almeno per i prossimi 4 anni, a partire dall’investitura del premier incaricato, Pedro Sánchez, prevista per luglio. Gli accordi municipali hanno disegnato due alleanze “preferenti”, il centro-destra Ciudadanos+Popolari cui si aggiunge, spesso in maniera decisiva, la destra radicale di Vox, e il centro-sinistra Socialisti+Podemos. In mezzo, numerose forze locali capaci di determinare non solo i governi di comuni e regioni, ma anche quello nazionale. “Alleanze preferenti” nel lessico politico spagnolo, indica che non saranno poche le occasioni in cui le alleanze si rimescoleranno, come non pochi sono stati i comuni lo scorso fine settimana dove partiti di diversa ideologia si sono alleati per le più diverse ragioni. 

A Madrid è stato eletto sindaco José Luis Martínez-Almeida, popolare, con Begoña Villacís, liberale, come vice e l’appoggio di Vox. Stesso schema per eleggere il sindaco di Saragozza, quinta città del paese e capitale dell’Aragona, e di altre grandi città tra cui Córdoba e Teruel. Grazie a un patto simile, i liberali di Ciudadanos ottengono la guida del comune di Granada. Altre tre fra le prime dieci città del paese, Málaga, Murcia e Alicante, saranno governate da una coalizione PP-Ciudadanos, senza concorso della destra radicale. Lo stesso a Oviedo e a Badajoz. Le coalizioni con Vox hanno provocato l’intervento del presidente francese Emmanuel Macron, che ha duramente criticato Ciudadanos, suo alleato in Europa, per i patti con l’estrema destra. Un intervento che ha suscitato non poche polemiche in Spagna.

I socialisti, che il 26 maggio avevano eletto un consigliere comunale su tre in tutto il paese, conquistano con la maggioranza assoluta Vigo, Mérida e Huelva e con l’appoggio di Podemos e di altre forze di sinistra i comuni di Siviglia, quarta città del paese, Palma di Maiorca, Las Palmas de Gran Canaria, Valladolid, Burgos, Logroño, Castellón  de la Plana, Santiago de Compostela, La Coruña e Gijón. 

A Barcellona, Ada Colau, di Barcelona En Comú, alleanza di sinistra radicale cui partecipa Podemos, governerà in coalizione con i socialisti, ma solo grazie al voto di tre consiglieri eletti con Ciudadanos, tra cui l’ex premier francese Manuel Valls, che hanno sostenuto Colau per evitare l’elezione dell’indipendentista Ernest Maragall, di Sinistra Repubblicana di Catalogna. A Valencia, terza città del paese, Joan Ribó, di Compromís, sinistra regionalista, governerà in alleanza con i socialisti. 

I tre capoluoghi baschi, Bilbao, San Sebastían e Vitoria, saranno governati dal Partito Nazionalista Basco in coalizione con i socialisti. A Pamplona governerà  in minoranza Navarra Suma (coalizione di PP, Ciudadanos e Unión del Pueblo Navarro), una delle condizioni poste dai due deputati della coalizione navarra per sostenere Pedro Sánchez alle Cortes. L’altra è il governo regionale della Navarra. 

Il PP continuerà a governare, anche se in minoranza, la città autonoma di Ceuta. Sindaco-presidente sarà nuovamente Juan Jesús Vivas, al potere dal 2001. Nell’altra città autonoma, Melilla, un’inedita alleanza tra Coalición por Melilla, partito che tutela gli interessi della popolazione musulmana, Partito socialista e Ciudadanos per sloggiare il popolare Juan José Imbroda, al potere dal 2000, fa sindaco-presidente Eduardo de Castro, di Ciudadanos, che conquista così per la prima volta la guida di un’autonomia spagnola.

Alleanza tra Partito Socialista e Ciudadanos ad Albacete, Ciudad Real, Guadalajara e Cáceres. Le prime due città saranno governate dai liberali per i primi due anni e dai socialisti per i restanti due, situazione inversa a Cáceres, sindaco socialista per quattro anni a Guadalajara. A Santa Cruz de Tenerife tripartito Socialisti-Ciudadanos-Podemos. 

Alternanza anche a Cartagena, ma nel principale porto militare mediterraneo del paese governeranno prima i socialisti e poi i popolari, in un tripartito con Ciudadanos, che elegge il vicesindaco. L’alleanza si è resa necessaria per impedire l’elezione a sindaco di José López, di Movimiento Ciudadano, formazione che propugna l’autonomia di Cartagena dalla Regione di Murcia. 

In Catalogna, Sinistra Repubblicana di Catalogna governerà Tarragona e Lleida, finora governate dai socialisti, mentre Junts per Catalunya si conferma alla guida di Girona, di cui era sindaco l’ex presidente catalano e leader della formazione Carles Puigdemont. 

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.