Siria: un nuovo attacco provoca 12 morti

Pubblicato il 17 giugno 2019 alle 17:47 in Medio Oriente Siria

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Gruppi terroristici, il 16 giugno, hanno attaccato con razzi il villaggio di Al-Wadihi, nel Sud di Aleppo. Il bilancio è di 12 morti e 15 feriti.

La notizia è stata riportata dall’agenzia di stampa siriana Sana, precisando che i feriti sono stati trasferiti in ospedale, avendo riportato gravi ferite. Secondo un inviato, i gruppi terroristici responsabili sarebbero da ricollegarsi al Fronte al-Nusra, un gruppo armato jihadista salafita attivo dal 2012 nel contesto della guerra civile siriana, sia in Siria sia in Libano, e che avrebbe dispiegato le proprie forze nella periferia nell’Ovest di Aleppo.  Come evidenziato dalla stessa agenzia di stampa, nella periferia occidentale e nel Sud-Ovest di Aleppo, sarebbero presenti diversi gruppi terroristici, la maggior parte dei quali affiliati a tale Fronte. Non sarebbero stati pochi gli attacchi ai quartieri residenziali della città e ai villaggi circostanti, che hanno causato la morte e il ferimento di numerosi civili.

Nella giornata del 17 giugno, altri razzi sarebbero stati lanciati dall’esercito siriano contro gruppi terroristici appartenenti al Fronte al-Nusra, questa volta nel Nord Ovest di Hama, a circa 38 km a Sud di Idlib.

Tali eventi si aggiungono alla serie di esplosioni nell’ex capitale dello Stato Islamico, Raqqa, nel Nord della Siria, del 13 giugno scorso, che hanno causato diverse vittime, di cui 2 membri delle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF), spalleggiate dalle forze americane. Queste ultime avevano posto fine, sabato 23 marzo, al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014.

L’attentato è stato rivendicato dall’ISIS, che ha dichiarato di aver detonato tre ordigni esplosivi, causando 10 vittime, tra morti e feriti, solo tra le SDF. Ai caduti delle SDF si aggiungono anche 2 militanti donne dello Stato Islamico che sono morte durante l’attacco. Diversi civili sono stati feriti.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo. L’amministrazione Trump, come pure in precedenza quella di Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

Nella cornice del conflitto in Siria, che ha avuto inizio il 15 marzo 2011, i dissidenti del regime controllano gran parte della provincia Nord-occidentale. Qui vivono circa 3 milioni di persone ma la metà è stata costretta a rifugiarsi in altre zone della Siria, in seguito alle ripetute offensive del presidente siriano, Bashar al- Assad. Nell’autunno 2018, Damasco sembrava voler dare inizio ad un’avanzata verso tale zona, ma la sua campagna è stata frenata dall’accordo raggiunto tra Ankara e Mosca il 17 settembre.

In tale data, Turchia, Russia, Iran e Siria, a Sochi, avevano raggiunto un’intesa, con l’obiettivo di scongiurare un massiccio assalto del regime a Idlib e nelle province vicine, dove si erano raggruppati i gruppi ribelli che erano stati sconfitti e i civili evacuati dalle altre città. Con tale accordo era stata istituita un’area di 15 – 20 km in cui queste persone, insieme alle proprie famiglie e ad altri civili scappati da diverse zone di conflitto, potessero considerarsi al sicuro rispetto agli attacchi del regime. Questa zona è rimasta l’unica non ancora sotto il pieno controllo del regime siriano.

Con la nuova ondata di violenza di aprile 2019, lo scopo del regime di Damasco, coadiuvato dalle forze russe, è riprendere il controllo di tali territori attraverso una campagna lenta e sanguinosa che si prevede segnerà l’ultima fase della guerra.

Lunedì 27 maggio, è stato registrato il più alto numero di vittime nella regione da quando Damasco ha aumentato gli attacchi. In tale data, 27 civili sono morti in seguito a un attacco contro uno storico sito cristiano nella provincia di Idlib, causando altresì numerosi danni. David Swanson, dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari delle Nazioni Unite (OCHA) ha riferito che: “Tra l’1 febbraio e il 28 aprile 2019 oltre 32.500 persone si sono spostate tra i governatorati di Aleppo, Idlib e Hama”. Il bilancio totale delle vittime causate dalla guerra civile sarebbe di circa 370.000 persone, oltre a milioni di sfollati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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