Egitto e Israele: fine della disputa per il gas

Pubblicato il 17 giugno 2019 alle 10:41 in Egitto Israele

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Il governo egiziano ha raggiunto, il 16 giugno, un accordo amichevole con la controparte israeliana che prevede un risarcimento di 500 milioni di dollari alla Israel Electric Corporation, considerata il più grande fornitore di energia elettrica in Israele e unica compagnia statale. In questo modo, si porrebbe fine ad una controversia nata in seguito alla fine di un precedente patto tra le due parti che prevedeva l’esportazione di gas egiziano in Israele.

La notizia è stata resa nota dalla compagnia petrolifera pubblica egiziana, l’Egyptian General Petroleum Corporation (EGPC), e dalla società Egyptian Natural Gas (EGAS). Secondo tale accordo, l’Egitto si impegna a pagare la cifra dovuta alla controparte israeliana, che inizialmente ammontava a circa 1.8 miliardi di dollari, entro 8 anni e mezzo. Nello specifico, saranno pagati 60 milioni di dollari di anticipo, alla data di attivazione dell’accordo, 40 milioni di dollari dopo 6 mesi da tale data, ed il pagamento dei rimanenti 25 milioni verrà effettuato con 16 rate con scadenza ogni 6 mesi.

L’accordo oggetto della disputa risale al 2005. Si trattava di una joint venture da un probabile valore di 2,5 miliardi di dollari, con cui l’egiziana East Mediterranean Gas Company (EMG) si impegnava a rifornire Israele ogni anno con 1,7 miliardi di metri cubi di gas naturale per 15 anni, oltre a gestire un condotto sottomarino di 100 chilometri. Quest’ultimo collegherebbe il Sinai settentrionale ed il porto di Ashold, in Israele, partendo dalla città egiziana di Al-Aris.

Tuttavia, a partire dal 2012, tale gasdotto è stato oggetto di diversi sabotaggi e attacchi da parte dei terroristi dell’area del Sinai del Nord, che ne hanno causato un crollo parziale, oltre ad una limitazione delle forniture a livello domestico locale. Di conseguenza, nel 2015, la Camera di Commercio Internazionale ha condannato l’Egitto a pagare una multa da 1,73 miliardi di dollari. In quell’occasione, da parte israeliana era scaturito il timore che la questione potesse danneggiare le relazioni pacifiche fra le due parti.

Tale timore è svanito grazie a successivi accordi stipulati fra le due parti. Nello specifico, il 19 febbraio 2018, Israele ha concluso un “accordo storico”, del valore di 15 miliardi di dollari, per la vendita di gas naturale all’Egitto. Le parti interessate erano la società israeliana Delek e la compagnia privata egiziana Dolphinus Holdings. I patti prevedevano l’acquisizione, da parte dell’azienda egiziana, di 64 miliardi di metri cubi di gas in 10 anni, non appena le infrastrutture del gasdotto sarebbero state pronte, e sarebbe continuata fino all’adempimento dei termini previsti dal contratto o fino alla fine del 2030.

In tale quadro, il 27 settembre 2018, un consorzio israelo-americano composto dalla compagnia americana Noble Energy ed il suo partner israeliano, Delek, insieme alla compagnia egiziana EMG, hanno acquistato il 39% di un oleodotto, precedentemente in disuso, che collega la città costiera israeliana di Ashkelon con la penisola del Sinai settentrionale. Il consorzio ha pagato 518 milioni di dollari per l’utilizzo del gasdotto dell’EMG. Il 2 giugno scorso, da parte della società israeliana Delek, sono giunte dichiarazioni secondo cui si spera di iniziare le vendite commerciali di gas naturale in Egitto alla fine del mese.

Il gas naturale proverrebbe dai giacimenti offshore di Leviathan e Tamar. Si tratta di due giacimenti sottomarini che si trovano nel mar Mediterraneo, al largo delle coste israeliane e libanesi. Quando era stato scoperto, nel 2009, il giacimento di Tamar, situato a 90 km al largo della costa settentrionale di Israele, costituiva la più grande riserva di gas a livello mondiale. Nel 2010, il giacimento di Leviathan era stato definito la riserva di gas naturale più grande scoperta in un decennio.

I funzionari israeliani hanno definito l’accordo del febbraio 2018 il più importante da quando Egitto e Israele hanno firmato il trattato di pace del 1979. L’amministratore delegato di Delek, Yossi Abu, aveva definito l’acquisto del gasdotto “la pietra miliare più significativa per il mercato del gas israeliano” ed il bacino del Leviatano “l’ancora principale per l’energia nel Mediterraneo”.

 

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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