Nave cinese affonda peschereccio filippino: nuove tensioni

Pubblicato il 16 giugno 2019 alle 10:50 in Asia Cina

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Un’imbarcazione da pesca delle Filippine è stata colpita e affondata da quello che secondo l’equipaggio era un peschereccio cinese nei pressi della Reed Bank, nel Mar Cinese Meridionale. L’equipaggio, composto da 22 persone, è stato lasciato in mare prima di essere soccorso da un altro peschereccio vietnamita avvicinatosi ed essere, da ultimo, riportato in patria dalla Marina filippina.

Il peschereccio filippino era ancorato quando è stato colpito dall’imbarcazione che l’equipaggio ha descritto come cinese, mentre la Guardia Costiera Filippina sta verificando i dettagli e risalendo all’identità dell’imbarcazione.

Il Reed Bank, Recto Bank per le Filippine, è una scogliera a 100 miglia nautiche a nord-ovest dell’isola filippina di Palawan ed è il punto più a nord dell’arcipelago conteso delle isole Spratly. Si tratta di un gruppo di isole e scogliere con posizione strategica all’interno delle acque contese del Mar Cinese Meridionale dove sembra si trovino ricchi giacimenti di gas naturale.

La Cina rivendica la sovranità territoriale su grande parte delle acque del Mar Cinese Meridionale. Si tratta di un’area marina ricca di giacimenti energetici e in cui transitano merci che superano di valore i 5000 miliardi di dollari. Le rivendicazioni territoriali giungono anche da tutti gli altri paesi limitrofi: Brunei, Malesia, Filippine, Taiwan e Vietnam. Gli Stati Uniti, invece, vogliono mantenere la libertà di navigazione nella zona con frequenti transiti delle loro navi militari.

Nel 2012 le Filippine hanno avviato un arbitraggio internazionale presso la Corte Internazionale dell’Aia per definire se il Reed Bank ricadesse o meno nella loro zona economica esclusiva, in quanto viene rivendicato anche da Cina, Malesia, Brunei, Vietnam e Taiwan. L’esito dell’arbitraggio ha confermato la rivendicazione di Manila, ma l’allora neo-eletto presidente Rodrigo Duterte ha scelto una linea morbida e di dialogo con Pechino ed evitato di inasprire i contrasti con la Cina. Da allora, le Filippine hanno tentato di avviare operazioni di esplorazione marina vicino alla scogliera, ma sono state ostacolate dalla Cina.

In merito all’affondamento del peschereccio filippino, il Segretario alla Difesa di Manila, Delfin Lorenzana, ha diffuso la sua forte condanna a quanto accaduto definendo l’azione dell’imbarcazione cinese come “codarda” perpetrata da un popolo che ha definito “responsabile e amico”.

Non è ancora chiaro se il peschereccio cinese coinvolto nell’incidente fosse una imbarcazione privata o facesse parte di una delle milizie paramilitari che Pechino utilizza per controllare le aeree del Mar Cinese Meridionale che rivendica.

 Negli ultimi mesi, questa presenza sempre più forte della Cina intorno all’avamposto militare più importante delle Filippine situato su una delle isole dell’arcipelago Spratly ha dato adito a nuove tensioni tra i due Paesi. 

Secondo le statistiche del governo filippino, nei primi 3 mesi del 2019, sono state avvistate 657 volte ben 275 navi cinesi diverse in prossimità dell’isola di Thitu, dove si trova l’avamposto militare filippino poco distante da una delle isole artificiali più grandi costruite dalla Cina nell’arcipelago Spratly nota come Mischief Reef. Tra le navi avvistate ci sarebbero anche vascelli cinesi definiti come “milizia marittima”, ovvero navi commerciali che però hanno lo scopo di proteggere gli interessi di Pechino e che spesso vengono affiancati da imbarcazioni delle forze dell’ordine cinesi o dalle navi da guerra.

La presenza di così tante navi cinesi non ha solo bloccato l’accesso ai pescatori filippini, ma ha anche limitato le possibilità di movimento delle navi della marina delle Filippine, nonostante si tratti di acque che la sentenza alla fine dell’arbitraggio internazionale giunta nel 2016, ha definito come legittimamente parte del territorio di Manila. La decisione finale del Tribunale dell’Aia non è stata però messa in atto con vigore dalle Filippine poiché, con l’entrata in carica del presidente Duterte nell’estate del 2016, questi ha scelto di tenere una linea più morbida nei confronti di Pechino e di puntare al dialogo bilaterale per risolvere le contese sul Mar Cinese Meridionale.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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