Arabia Saudita: attacchi con droni Houthi contro 2 aeroporti

Pubblicato il 16 giugno 2019 alle 10:40 in Arabia Saudita Yemen

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I ribelli yemeniti Houthi, sabato 15 giugno, hanno condotto nuovi attacchi con droni via cielo contro gli aeroporti di Jizan e Abha, nell’Arabia Saudita meridionale, rendendoli inagibili.

La notizia è stata diffusa dall’emittente del gruppo, Al-Masirah TV. La coalizione a guida saudita, in un comunicato, ha dichiarato di aver intercettato e abbattuto un drone degli Houthi che bersagliava la città sud-occidentale di Abha. I ribelli sciiti, supportati dall’Iran, hanno riferito che molteplici raid con droni hanno colpito alcune parti dell’aeroporti di Jizan e di una stazione di servizio presso l’aeroporti di Abha. Il portavoce delle forze armate degli Houthi ha scritto su Twitter, sull’account di Al-Masirah TV: “I due aeroporti sono ora fuori servizio. Promettiamo al regime saudita giorni più dolorosi finché l’aggressione e l’assedio nel nostro Paese continuano”. Ancora non è chiaro se, in seguito ai raid aerei, ci siano stati feriti o vittime nelle zone bersagliate. La mossa si iscrive nella cornice di un’escalation di violenze iniziata nei giorni precedenti. 

Precedentemente, sempre nella giornata di sabato 15 giugno, alcuni raid aerei della coalizione araba a guida saudita avevano bersagliato e colpito i sistemi di difesa antiaerea degli Houthi, insieme ad alcune posizioni militari del gruppo ribelle, che al momento controlla la capitale yemenita. Il 13 giugno, aerei della coalizione a guida saudita avevano colpito diversi campi militari yemeniti situati a Sanaa. L’attacco giungeva a sua volta in risposta ai missili da crociera lanciati dal gruppo di ribelli sciiti, il 12 giugno, contro l’aeroporto civile di Abha, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita. Tale operazione aveva causato il ferimento di 26 persone. Il giorno prima, l’11 giugno, 3 missili di tipo Zelzal 1 avevano altresì colpito postazioni dell’esercito saudita nella provincia di Asir, provocando la morte di alcuni soldati. Lo stesso giorno i ribelli Houthi avevano annunciato di aver sferrato attacchi per mezzo di droni contro la base aerea “Re Khaled”, situata nei pressi di Khamis Mushait, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, aveva lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Secondo fonti saudite, la missione sarebbe in linea con il diritto internazionale e umanitario e alcuni ufficiali militari hanno assicurato che prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere i civili.

 Il 14 maggio, il gruppo di ribelli sciita aveva lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, gli Houthi lo avevano definito una risposta agli attacchi da parte della fazione saudita contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato Sanaa. Gli ultimi raid contro la capitale, che si erano verificati il 15 maggio, avevano causato la morte di 6 civili. 

L’aumento delle tensioni e delle rappresaglie tra le due parti rischia di minacciare una tregua già fragile incoraggiata dalle Nazioni Unite e vigente a Hodeidah, la più importante città portuale del Paese, vitale per la trasmissione di aiuti umanitari alla popolazione.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono, da un lato, i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sanaa, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah; dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti. Il conflitto nel Paese è considerato nella regione mediorientale una guerra per procura (dall’inglese, proxy war) disputata tra l’Arabia Saudita e l’Iran. Tuttavia, gli Houthi hanno sempre respinto l’accusa di prendere ordini da Teheran, e si dicono in rivolta contro la corruzione statale.

Finora, da quanto hanno riferito le Nazioni Unite e alcune agenzie di monitoraggio e gruppi umanitari, la guerra civile yemenita ha causato la morte di oltre 10.000 persone, e ha esacerbato una carestia nazionale spingendo il Paese sull’orlo di una grave crisi umanitaria.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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