Il Ciad e il terrorismo

Pubblicato il 15 giugno 2019 alle 6:07 in Approfondimenti Ciad

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Il Ciad è uno Stato dell’Africa centrale semidesertico e senza alcuno sbocco al mare, circondato da Paesi caratterizzati da forti instabilità, quali Libia, Sudan, Repubblica Centrafricana, Camerun, Nigeria e Niger. Da quando ha ottenuto l’indipendenza dalla Francia, nel 1960, la storia del Ciad è stata caratterizzata dalla violenza, causata soprattutto dalle tensioni tra i cittadini arabi-musulmani, concentrati nel nord del Paese, e la maggioranza di cristiani e animisti che, invece, vivono nel sud. Nonostante nel 2003 sia iniziata la produzione petrolifera, grazie al completamento di un condotto che collega il Ciad alla costa atlantica, le autorità di N’Djamena, guidate dal presidente Idriss Déby e dal premier Alber Pahimi Padacké, continuano a faticare per cercare di ridurre il tasso di povertà, e per migliorare le condizioni sociali dei cittadini.

La situazione umanitaria è ulteriormente aggravata dalle offensive del gruppo terroristico nigeriano, Boko Haram, che è particolarmente attivo nella zona del Lago Ciad, dove i militanti continuano a uccidere civili e a distruggere le abitazioni locali. La violenza dei terroristi ha contribuito ad aumentare il numero di sfollati interni, peggiorando nettamente le condizioni di vita degli abitanti della regione. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito il Ciad al 38esimo posto nella lista dei 163 Paesi di cui è stato misurato l’impatto della minaccia terroristica, con un indice pari a 4,7. Il 22 marzo 2019, Boko Haram ha compiuto l’attacco più mortale commesso finora contro le forze di sicurezza del Ciad, uccidendo 8 soldati e ferendone altri 23, presso Dangdala, in prossimità del Lago Ciad.

L’attuale legislazione antiterrorismo del Ciad è stata adottata il 5 agosto 2015, anche se non è ancora chiaro se qualcuno sia mai stato processato in base a tali norme. In particolare, la legge 034/PR/2015 condanna il terrorismo e prevede pene per coloro che hanno commesso attività terroristiche, infliggendo la pena capitale a coloro che hanno partecipato ad attività di finanziamento, reclutamento, addestramento e hanno partecipazione ad atti di terrorismo. Tale norma prevede inoltre che il sospettato venga trattenuto per 30 giorni prima di poter essere processato. Secondo quanto riportato dal governo americano, nel 2016, il Ciad ha intensificato i propri sforzi per migliorare le operazioni antiterrorismo ma, a causa del peggioramento della crisi finanziaria, le autorità ciadiane hanno riscontrato grosse difficoltà, persino nei pagamenti dei salari alla polizia e ai soldati.

Nel corso del 2016, inoltre, il direttore generale della polizia nazionale del Ciad ha richiesto che gli agenti venissero addestrati a compiere indagini più approfondite, in modo da rispondere in maniera più efficiente alla crisi di sicurezza, e in modo da migliorare la difesa dei confini. A tal fine, il governo di N’Djamena ha continuato a innalzare i livelli di sicurezza per prevenire e contrastare il passaggio illegale di membri di milizie armate dai Paesi vicini nei propri territori, insieme ad armi e droghe. I controlli alle frontiere sono stati effettuati congiuntamente dalle forze di sicurezza, dai gendarmi, dalla polizia e dai soldati. Nonostante gli agenti ciadiani siano tenuti al rispetto dei diritti umani nello svolgere le proprie funzioni, ci sono stati casi in cui gli ufficiali hanno commesso uccisioni e inflitto torture. Nel 2017, sono stati inseriti controlli di screening presso le frontiere, al fine di individuare e contrastare eventuali infiltrazioni da parte di Boko Haram, ISIS West Africa (ISWA) e milizie attive nell’Africa centrale.

Lo stesso anno, il Ciad ha partecipato al programma di assistenza antiterrorismo del Dipartimento di Stato (ATA), ricevendo formazione per gestire le crisi. Inoltre, i programmi speciali dell’ambasciata degli Stati Uniti per il team di Embassy Augmentation and Response (SPEAR) hanno continuato la sua formazione e sviluppo. Tale squadra è composta dalla polizia nazionale ciadiana e dal gruppo di polizia d’intervento mobile e dovrebbe essere in servizio per rispondere alle emergenze presso l’ambasciata e le strutture affiliate. Nell’aprile 2017, il governo di N’Djamena ha aggiornato il Codice penale, inserendo l’ergastolo per le azioni legate al terrorismo. Alcune organizzazioni civili hanno espresso preoccupazione al riguardo, ritenendo che tali misure fossero troppo restrittive e necessitassero di prove maggiori per la condanna dei sospettati.

In materia di contrasto al finanziamento del terrorismo, il Ciad è un membro della Task Force on Money Laundering dell’Africa centrale, e della Financial Action Task Force-style regional body. L’unità di intelligence finanziaria locale, chiamata National Agency for Financial Investigation (ANIF), fa parte dell’Edgmont Group of Financial Intelligence Units. Nel 2003, grazie all’adozione di una legge contro il riciclaggio di denaro e il finanziamento del terrorismo da parte dell’Economic and Monetary Community dell’Africa centrale, è stato possibile applicare il congelamento immediato degli asset legati alle attività terroristiche. Tale legge non sembra elencare le organizzazioni senza scopo di lucro nell’elenco delle organizzazioni a cui è richiesto di conformarsi.  L’ANIF, che rientra nelle competenze del Ministero delle finanze e del bilancio, ha il compito di garantire che le istituzioni finanziarie pubbliche e private in Ciad attuino la legge AML / CFT. L’ANIF indaga altresì sulle transazioni sospette portate alla sua attenzione dalle istituzioni finanziarie e rimanda i casi all’ufficio del procuratore generale presso il Ministero della giustizia per ulteriori azioni e azioni giudiziarie

Per quanto riguarda il contrasto all’estremismo violento, nel dicembre 2017, il governo del Ciad ha adottato una strategia nazionale e un piano d’azione. Fino a quel momento, il governo aveva utilizzato la sua strategia di sviluppo quinquennale come strumento principale per prevenire e contrastare la radicalizzazione violenza. Il numero di ciadiani che si è unito alle organizzazioni terroristiche è rimasto basso nel 2017. I ciadiani che hanno aderito a Boko Haram o ISWA provenivano principalmente dal gruppo etnico di Buduma che risiede sulle isole del Lago Chad. Secondo il governo americano, l’incentivo principale per i giovani a unirsi ai gruppi è stato rappresentato dai legami familiari, anche se ci sono stati casi di individui che si sono radicalizzati attraverso i social network e la propaganda online.

A livello della cooperazione regionale e internazionale, il Ciad ha detenuto la presidenza dell’Unione Africana nel 2016, rimanendo particolarmente attivo nell’ambito della Trans-Sahara Counterterrorism Partership e della Lake Chad Basin Commission. Il Ciad ha cooperato attivamente anche con il Camerun e la Nigeria nelle operazioni per contrastare Boko Haram lungo i territori di confine. Infine, nel novembre 2016, il Ciad ha firmato un accordo di cooperazione con l’Algeria per rafforzare i legami e la cooperazione in materia di sicurezza. Nonostante le scarse risorse economiche abbiano influito sulle attività antiterroristiche, soprattutto ai confini con il Camerun, il Niger e la Nigeria, l’esercito del Ciad ha preso parte a importanti operazioni militari nei Paesi vicini, continuando a sostenere la Lake Chad Basin Multinational Joint Task Force (MNJTF).

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Sofia Cecinini

di Redazione

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