Siria: l’ISIS colpisce ancora

Pubblicato il 14 giugno 2019 alle 14:55 in Medio Oriente Siria

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Una serie di esplosioni nell’ex capitale dello Stato Islamico, Raqqa, nel Nord della Siria, ha causato diverse vittime, di cui 2 membri delle milizie curde delle Syrian Democratic Forces (SDF), spalleggiate dalle forze americane, che avevano posto fine, sabato 23 marzo, al califfato jihadista autoproclamatosi il 29 giugno 2014.

L’attentato, avvenuto nella sera di giovedì 13 giugno, è stato rivendicato dall’ISIS, che ha dichiarato di aver detonato tre ordigni esplosivi, causando 10 vittime, tra morti e feriti, solo tra le SDF. Ai caduti delle SDF si aggiungono anche 2 militanti donne dello Stato Islamico che sono morte durante l’attacco. Diversi civili sono stati feriti.

Da parte loro, le SDF hanno dichiarato di aver inviato alcuni elicotteri per sorvegliare l’area settentrionale della Siria, un tempo roccaforte dell’ISIS, al fine di rintracciare i responsabili. Secondo quanto riportato dagli ufficiali locali, le forze di sicurezza siriane, a seguito dell’attentato, hanno arrestato almeno 3 terroristi.

Le Syrian Democratic Forces sono un’alleanza multi-etnica e multi-religiosa, composta da curdi, arabi, turkmeni, armeni e ceceni. Fin dalla loro formazione, il 10 ottobre 2015, le Syrian Democratic Forces hanno svolto un ruolo di primo piano nella lotta contro lo Stato Islamico in Siria, contribuendo alla progressiva liberazione delle roccaforti occupate dai jihadisti. Le operazioni delle Syrian Democratic Forces sono sostenute dagli Stati Uniti, che armano le milizie curde e combattono dal cielo, mentre queste ultime avanzano sul campo. L’amministrazione Trump, come pure in precedenza quella di Obama, ha sempre considerato i curdi un alleato fondamentale nella lotta contro lo Stato Islamico.

Martedì 17 ottobre 2017, il portavoce delle milizie curde, Talal Silo, aveva annunciato la liberazione completa della città di Raqqa, che era la capitale de facto dello Stato Islamico in Siria, un centro operativo dal quale l’organizzazione monitorava la gestione delle aree orientale, centrale e settentrionale del Paese e dal quale l’ISIS pianificava i propri attacchi.

In tale contesto, le SDF, spalleggiate dalle forze americane, hanno progressivamente liberato le roccaforti dello Stato Islamico e, sabato 23 marzo 2019 hanno ufficialmente riconquistato Baghouz ponendo fine al califfato jihadista. La liberazione di tale roccaforte ha rappresentato un evento decisivo nella lotta contro i terroristi i quali, tuttavia, secondo noti ufficiali occidentali, continueranno a porre una grave minaccia.

In tal senso, il 18 marzo, i jihadisti avevano rilasciato una registrazione audio in cui uno dei loro portavoce, Abi al-Hassan al-Muhajer, riferiva che il gruppo, nonostante la sconfitta militare, sarebbe rimasto forte. Alcuni militanti islamici sono ancora operativi nelle regioni più impervie e desertiche della Siria centrale, altri si sono rifugiati in alcune città irachene, da dove organizzano rapimenti e aggressioni saltuarie. Gli Stati Uniti reputano che il leader dell’Isis, Abu Bakr al-Baghdadi, il quale aveva proclamato l’inizio del califfato islamico a Mosul nel 2014, si trovi attualmente in Iraq.

L’ultimo attacco rivendicato dall’ISIS in Siria era avvenuto il 20 aprile 2019, quando i militanti dello Stato islamico avevano ucciso 20 soldati siriani, ferendone altri, nella regione di al-Sukhna, situata tra le città di Palmyra e Deir al-Zor. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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