Onu: approvata l’iniziativa del Kuwait per i dispersi in guerra

Pubblicato il 14 giugno 2019 alle 15:38 in Kuwait Medio Oriente

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Il Kuwait, alla presidenza del Consiglio di Sicurezza dell’Onu per il mese di giugno, è riuscito ad ottenere il consenso dei 15 membri del Consiglio per la prima risoluzione in assoluto riguardante i dispersi nei conflitti armati.

Si tratta della risoluzione n. 2474 (2019), adottata l’11 giugno scorso in sede di Consiglio. Tale decisione, condanna “con fermezza” tutti gli attacchi contro civili o altre persone che godono di uno status di protezione, ed invita tutte le parti coinvolte in conflitti armati a porre fine a tali pratiche, in conformità con gli obblighi previsti dal diritto internazionale umanitario. Tali parti sono poi chiamate ad intraprendere le misure necessarie per evitare la scomparsa di persone, rivolgendo una particolare attenzione a bambini e minori.

Nella nota presentata dal rappresentante permanente del Kuwait presso le Nazioni Unite, Mansour Al-Otaibi, sulle “Persone scomparse nei conflitti armati”, è stato evidenziato come il mondo continui ad affrontare molte sfide poste dai conflitti armati o dalle situazioni di violenza interna, con conseguenze negative per i civili, ed i particolare per bambini, donne, anziani e disabili. Tra tali sfide, vi è la sofferenza di molte famiglie causata della scomparsa dei propri cari, che cercano in tutti i modi di conoscere qual è stato il loro destino, spesso senza risultati.

L’obiettivo della risoluzione, a detta di Al-Otaibi, è far sì che la questione sia una delle prime ad essere discusse tra le parti coinvolte in un conflitto, sin dall’inizio, impegnandosi a favorire la ricerca di coloro che vengono dichiarati scomparsi, facilitare l’eventuale ritorno dei propri resti, laddove possibile, identificarli e registrarli. Le parti dovranno prendere tutte le misure necessarie volte a comprendere quanto accaduto alle persone scomparse, così come altri dettagli quali i luoghi di sepoltura, per evitare “sepolture di massa”. Saranno intensificati gli sforzi profusi dalle squadre adibite alla ricerca di persone scomparse, in particolare esperti di medicina legale e scienze forensi. Inoltre, si prevede la creazione di canali appropriati che consentano di comunicare con le famiglie durante il processo di ricerca. Altro punto rilevante è altresì l’interazione con organizzazioni e istituzioni nazionali ed internazionali di competenza, chiamate a fornire aiuto sia sul versante economico sia psicologico a tali famiglie. Le indagini dovranno essere approfondite, rapide, imparziali ed efficaci, anche per i crimini relativi alle persone scomparse e si dovrà agire in conformità con il diritto nazionale ed internazionale, al fine di identificare i responsabili.

Conoscere la sorte delle persone scomparse a causa di conflitti armati potrebbe altresì rappresentare uno degli elementi da tenere in considerazione nel corso di negoziati e operazioni di pace, nel quadro di meccanismi riguardanti la giustizia, lo stato di diritto e altri. La risoluzione potrà poi contribuire a creare fiducia tra le parti, accelerando così i negoziati di pace, sulla strada verso la riconciliazione. Il Consiglio verrà informato ogni dodici mesi dell’attuazione della risoluzione, nell’ambito del briefing annuale sulla protezione dei civili.

Anche in passato, l’Onu ha più volte tenuto conto della questione, ma senza alcuna risoluzione, relativamente ad alcune situazioni di conflitto come a Cipro, in Iraq e Kuwait o in Eritrea. Recentemente la questione è stata sollevata sia nella risoluzione 2449 sulla Siria sia nella risoluzione 2367 sull’Iraq.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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