Iran: in atto la diplomazia del sabotaggio della squadra B

Pubblicato il 14 giugno 2019 alle 10:14 in Iran Medio Oriente

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Rispondendo alle accuse degli Stati Uniti, l’Iran ha affermato che le parti coinvolte nelle questioni della regione del Golfo, sia regionali sia internazionali, starebbero adottando quella che viene definita “diplomazia del sabotaggio“.

Il Segretario di Stato americano, Mike Pompeo, ha accusato Teheran di essere tra i responsabili dell’attacco, del 13 giugno, a 2 petroliere nel Golfo dell’Oman. Dal canto suo, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha dichiarato che si tratta di accuse infondate e dimostrerebbero che una “squadra B” starebbe mettendo in atto una “diplomazia del sabotaggio”. Tale squadra sarebbe composta dal consigliere per la sicurezza nazionale della Casa Bianca, John Bolton, dal sovrano degli Emirati Arabi Uniti, Mohammed Ibn Zayed, dal principe ereditario saudita, Mohammed bin Salman, e dal primo ministro israeliano, Benjamin Netanyahu.

Secondo il ministro iraniano, inoltre, vi sarebbe da sospettare anche della coincidenza tra l’attacco alle petroliere e la visita del primo ministro giapponese, Shinzo Abe, giunto a Teheran il 12 giugno scorso, con l’obiettivo di incrementare l’influenza del Giappone nello scacchiere internazionale. Nel corso della visita, Abe ha incontrato il leader supremo, l’Ayatollah Ali Khamanei, con il tentativo di allentare le tensioni tra Washington e Teheran, alla luce del timore di un probabile scontro militare tra le due parti.

Anche la missione iraniana delle Nazioni Unite ha rifiutato “categoricamente” le accuse infondate da parte statunitense, mentre il vice ministro degli Esteri russo, Sergej Rjabkov, ha chiesto di non far ricadere la responsabilità dell’attacco sull’Iran, affermando la necessità di elaborare misure volte a normalizzare la situazione, indagando senza pregiudizi sull’accaduto e senza trarre conclusioni affrettate, che potrebbero solo peggiorare la situazione.

Da parte degli Stati Uniti, le accuse si baserebbero su informazioni fornite dall’Intelligence, riguardanti altresì le armi utilizzate da Teheran. Inoltre, sembrerebbe che le tecniche utilizzate per l’attacco del 13 giugno, abbia tratti in comune con i sabotaggi subiti il 13 maggio scorso da parte delle 3 navi battenti bandiere emiratina, saudita e norvegese.

Non da ultimo, Washington ha altresì pubblicato un video in cui le Guardie della Rivoluzione iraniane starebbero rimuovendo una mina inesplosa da una delle due petroliere colpite nel Golfo dell’Oman. Secondo Mike Pompeo, lo scopo dell’Iran sarebbe colpire gli alleati degli Stati Uniti, aumentare le tensioni e creare sempre più instabilità nella regione.

Il ministro degli Esteri britannico, Jeremy Hunt, ha dichiarato che la Gran Bretagna sta indagando sull’eventuale responsabilità dell’l’Iran degli attacchi nel Golfo di Oman, da considerarsi molto preoccupanti, soprattutto perché giungono in un momento di grande tensione. Il ministro ha poi affermato che, nel caso in cui Teheran dovesse essere responsabile, si tratterebbe di un’escalation “sconsiderata” che rappresenta una vera minaccia per la pace e la stabilità nella regione.

Gli attacchi del 13 giugno, e l’esplosione che ne è derivata, hanno colpito la petroliera “Front Altair”, battente bandiera delle Isole Marshall, e la Kokuka Courageous, di proprietà della Repubblica di Panama. Gli equipaggi non sembrerebbero aver subito danni ma i prezzi del petrolio sono aumentati del 4% non appena le esplosioni sono state comunicate.

L’accaduto dimostra che lo scenario politico nella regione continua ad essere caratterizzato da forti tensioni che coinvolgono in primo luogo USA ed Iran. A partire dall’8 maggio 2018, data in cui il presidente americano, Donald Trump, ha deciso di ritirarsi dall’accordo sul nucleare, il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOE), le relazioni bilaterali tra i due Paesi sono peggiorate, a causa della re-imposizione delle sanzioni contro Teheran. Ad un anno di distanza dall’uscita dal patto, l’8 maggio 2019, Washington ha schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nei mari del Medio Oriente, con il fine di dimostrare la propria forza nel caso di eventuali attacchi dalla controparte iraniana. Teheran, per tutta risposta, ha dichiarato di non voler più rispettare le limitazioni sull’arricchimento dell’uranio e ha descritto la presenza americana un bersaglio da colpire.

In tale panorama, si aggiunge il coinvolgimento diretto o indiretto di altri Paesi della regione, tra cui l’Arabia Saudita. Il 13 e 14 maggio, si sono verificati attacchi e atti di sabotaggio contro petroliere e mezzi navali appartenenti a Riad e agli Emirati Arabi Uniti a largo delle coste dell’emirato di Fujairah, nei pressi dello Stretto di Hormuz, con ingenti conseguenze sull’economia dei Paesi interessati. Sebbene non si abbiano prove certe sui responsabili, si pensa che dietro all’attacco possano esservi le Guardie della Rivoluzione iraniane.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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