Algeria: ex premier va in prigione

Pubblicato il 14 giugno 2019 alle 18:57 in Africa Algeria

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Per il primo venerdì dopo 16 settimane, l’Algeria non è scesa in piazza per richiedere la caduta del governo e l’abbandono del sistema elitario vigente nel Paese. I moti si sono interrotti il giorno dopo che le autorità giudiziarie algerine hanno arrestato l’ex premier, Abdelmalek Sellal, con l’accusa di corruzione e di clientelismo.

Il verdetto, rilasciato giovedì 13 giugno, ha riguardato l’ex primo ministro e il direttore dell’azienda privata SOVAC, Mourad Eulmi, entrambi accusati di essere coinvolti in attività di corruzione. La SOVAC risulta partner della tedesca Volkswagen, che ha rifiutato di rilasciare commenti a riguardo.

L’arresto di Sellal è avvenuto il giorno dopo l’annuncio della detenzione di un ulteriore ex primo ministro algerino, Ahmed Ouyahia, leader del secondo partito del Paese, il Democratic National Rally (RND), sostenitore, secondo France24, dell’attuale governo di Bensalah. Ouyahia è stato accusato di essere coinvolto in attività di corruzione, tra cui la “concessione di privilegi illeciti e lo sperpero di fondi pubblici”. Stando a quanto riportato da Al Arabyia English, Ouyahia si troverebbe nel carcere di El Harrach, nella periferia orientale di Algeri.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, tale giudizio aveva seguito la confisca del passaporto e la detenzione dell’ex ministro ai Trasporti e ai Lavori Pubblici, Abdelghani Zaalane, il quale era stato obbligato a presentarsi a giudizio dinanzi alla corte una volta al mese.

Erano settimane che in Algeria si verificavano numerose proteste, portate avanti da attivisti che chiedevano l’annullamento delle elezioni, inizialmente convocate per il 4 luglio, perché considerate illegittime. La richiesta degli attivisti è poi stata accolta dal consiglio costituzionale di Algeri. Secondo quanto sostenuto dai dimostratori, il voto sarebbe stato pilotato dall’esercito e dalle figure scelte dal leader precedentemente spodestato, Abdelaziz Bouteflika, che aveva rassegnato le dimissioni lo scorso 2 aprile dopo aver trascorso 20 anni al potere, a causa dei moti popolari che avevano avuto inizio lo scorso 22 febbraio.

Secondo quanto ricostruito da Reuters, l’ex premier Sellal sarebbe ritenuto uno dei principali uomini di Bouteflika. Il suo arresto, avvenuto il 13 giugno, risulta in linea con la serie di arresti degli alleati di Bouteflika portati avanti dalle autorità algerine, che dall’abbandono del potere da parte dell’ex presidente hanno avviato le indagini per contrastare la corruzione nel Paese. Tra gli arresti degli alleati di Bouteflika rientrerebbe anche quello di Ahmed Ouyahia.

Dal momento delle dimissioni dell’ex Capo di Stato, inoltre, le proteste nel Paese erano aumentate a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovavano fondamenta anche in merito al benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

In Algeria, dopo l’uscita di scena di Bouteflika, l’esercito rimane l’istituzione più potente, avendo influenzato la politica per decenni. Il rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio, lascia un velo di incertezza sul futuro che attente il Paese nord-africano.

In tale contesto, secondo quanto dichiarato da France24, gli attivisti attendono l’abbandono del potere da parte di Bensalah e del suo primo ministro Noureddine Bedoui, entrambi considerati alleati dell’ex Capo di Stato, Bouteflika.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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