Afghanistan: attentato kamikaze, ISIS rivendica

Pubblicato il 14 giugno 2019 alle 10:45 in Afghanistan Asia

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Un kamikaze carico di esplosivo si è fatto saltare in aria nei pressi di un veicolo della polizia nella città di Jalalabad, nella provincia orientale di Nangarhar, in Afghanistan, uccidendo almeno 9 persone, tra cui alcuni civili.

È quanto riportato dalle forze di sicurezza locali, giovedì 13 giugno, quando il portavoce del governatore della provincia di Nangarhar, Atahullah Khogyani, ha dichiarato che l’uomo avrebbe attivato il detonatore nel momento in cui un veicolo delle forze di polizia stava attraversando un’area residenziale della città di Jalalabad. Secondo quanto riferito da Khogyani, l’attentato era diretto contro le forze di sicurezza nazionale.

Il bilancio, stando a quanto riportato da Reuters, è di 9 morti, di cui 4 civili, un bambino e 4 ufficiali di polizia. A questi, si aggiungono ulteriori 12 feriti.

Poco dopo l’attentato kamikaze, l’ISIS ha rivendicato l’accaduto tramite l’agenzia di stampa ufficiale dell’ISIS, Amaq.

L’attentato avviene a 3 giorni dalle dichiarazioni delle forze di sicurezza nazionale americane ed afghane, secondo cui il califfato dell’ISIS stia ripartendo dall’Afghanistan. Stando a tali dichiarazioni, le milizie dello Stato Islamico starebbero reclutando nuovi combattenti in Afghanistan per pianificare attacchi contro gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali. 

In particolare, un agente dell’intelligence americana aveva dichiarato, lunedì 10 giugno, che i recenti attacchi nella capitale dell’Afghanistan, Kabul, non fossero state altro che “esercitazioni” delle nuove reclute per i loro futuri attacchi contro l’Europa e gli Stati Uniti.

Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera English, l’ISIS ha fatto la propria comparsa in Afghanistan poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Khorasan Province”, rievocando i territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. Il gruppo di militanti era inizialmente composto da poche persone, principalmente talebani del Pakistan attratti dall’ideologia dell’ISIS. Ad oggi, la Khorasan Province conta migliaia di combattenti, i quali sembrerebbero provenire principalmente dall’Asia centrale, ma anche da Paesi arabi tra cui la Cecenia, l’India e il Bangladesh. Sembrerebbero esservi anche alcuni uiguri provenienti dalla Cina.

La Khorasan Province sembrerebbe aver avuto inizialmente la propria base nella provincia orientale del Nangarhar, luogo dell’attentato del 13 giugno, vicino il confine con il Pakistan, insieme ad un ampio gruppo nell’Afghanistan settentrionale. Ultimamente, sembrerebbe aver allargato la propria estensione alla provincia del Kunar, nella parte nordorientale del Paese. In totale, secondo quanto affermato da un membro del consiglio della provincia di Nangarhar, Ajmal Omar, lo Stato Islamico sembrerebbe essere presente in 4 province dell’Afghanistan, ovvero in Nangarhar, Nuristan, Kunar e Laghman.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese al fine di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, al fine di stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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