Yemen: la coalizione colpisce Sana’a

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 17:14 in Arabia Saudita Yemen

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Aerei della coalizione a guida saudita hanno colpito, il 13 giugno, diversi campi militari yemeniti situati a Sana’a. L’attacco giunge in risposta ai missili da crociera lanciati dal gruppo di ribelli sciiti il 12 giugno, contro l’aeroporto civile di Abha, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

Come riportato dal canale televisivo yemenita al-Masirah, 6 raid della coalizione hanno colpito diversi punti della capitale, sia in centro sia in periferia. Nello specifico, un attacco ha interessato uno dei campi delle Forze speciali dell’area di Al- Sabah, nell’Ovest di Sana’a, mentre altri due sono stati diretti contro il distretto di Ath’thaorah, nel centro della città, dove sono stati riportati danni alle abitazioni dei civili residenti nell’area. Un altro raid sarebbe stato lanciato contro Jabal Zabab, nel distretto di Beni Hashish.

In tale contesto, il vice ministro della Difesa saudita, l’emiro Khalid bin Salman, in seguito all’attacco di Abha, ha dichiarato di voler affrontare i “crimini” delle milizie Houthi con fermezza e determinazione, nel pieno rispetto delle norme internazionali. A detta dell’emiro, l’evento avrebbe dimostrato al mondo intero la gravità derivante dall’escalation “iraniana”, che mira a minare la stabilità e la sicurezza della regione. Secondo il vice ministro, inoltre, il regime iraniano crea morte, diffonde distruzione e sostiene il terrorismo, finanziandolo da 40 anni. Pertanto, la comunità internazionale è chiamata a svolgere il proprio dovere nell’affrontare tali operazioni, che potrebbero portare a conseguenze pericolose.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Secondo fonti saudite, la missione sarebbe in linea con il diritto internazionale e umanitario e alcuni ufficiali militari hanno assicurato che prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere i civili.

Il 14 maggio, il gruppo sciita ha altresì lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, i ribelli Houthi lo hanno definito una risposta agli attacchi da parte saudita contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato Sana’a. Gli ultimi raid contro la capitale, che si erano verificati il 15 maggio, avevano causato la morte di 6 civili.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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