Venezuela e Russia creano meccanismo per pagamenti in rubli

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 12:32 in Russia Venezuela

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Il governo venezuelano ha messo a punto un meccanismo per effettuare pagamenti in rubli nelle transazioni commerciali con la Russia. È quanto ha dichiarato il vicepresidente del paese con delega all’economia e alla finanza e ministro dell’Industria e della Produzione nazionale, Tareck El Aissami.

“Stiamo valutando tutti i meccanismi possibili visto che le sanzioni unilaterali statunitensi ostacolano l’applicazione del sistema tradizionale di pagamento in dollari. Per questa ragione, abbiamo creato un meccanismo di pagamento che ci permette di adempiere ai nostri obblighi verso la Russia e di farlo in rubli” – ha affermato El Aissami, in Russia lo scorso fine settimana per prendere parte al Forum economico internazionale di San Pietroburgo 2019. Il pagamento in rubli consentirebbe alla Banca Centrale del Venezuela di aggirare le sanzioni statunitensi che restringono l’accesso del paese latinoamericano al dollaro, come denunciato anche recentemente dall’ambasciatore venezuelano a Roma.

El Aissami ha affermato inoltre che Caracas sta studiando tutte le possibilità  per aumentare la cooperazione con la compagnia russa Rosneft. “Il rapporto con Rosneft è un rapporto che sta crescendo, e tutte le opzioni per continuare a rafforzare le alleanze con Rosneft sono previste” – ha detto il vicepresidente di Nicolás Maduro. El Aissami ha anche assicurato che presto una delegazione russa visiterà Caracas per “valutare progetti comuni” in diversi settori dell’economia.

La crisi economica e il deficit di beni primari in Venezuela sono resi ancora più acuti dalle sanzioni finanziarie ed economiche imposte al paese dagli Stati Uniti e dall’Unione Europea. Il Fondo Monetario Internazionale prevede che nel 2019 il PIL del Venezuela scenderà del 25%, e nel 2020 si contrarrà di un ulteriore del 10%. Secondo le previsioni del FMI, l’inflazione, attualmente di poco inferiore ai 4,5 milioni percento toccherà i 10 milioni per cento tra la fine del 2019 e il 2020.

Il 29 gennaio scorso Washington ha introdotto nuove sanzioni contro il Venezuela, e il dipartimento del tesoro ha congelato i beni statunitensi della compagnia petrolifera statale PDVSA per un valore di sette miliardi di dollari. In una prima mossa per aggirare le sanzioni USA sul petrolio venezuelano, la PDVSA aveva spostato la sua sede europea da Lisbona a Mosca. In un gesto di apertura verso l’alleato sudamericano, il Cremlino aveva inoltre accettato il pagamento dei debiti in petro, la criptovaluta venezuelana finanziata con i proventi del petrolio e delle materie prime del paese, nonostante la reiterata contrarietà di Putin ai bitcoin e alle valute virtuali in generale.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Italo Cosentino, interprete di spagnolo

di Redazione

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