Kenya: proteste civili a Nairobi

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 17:27 in Africa Kenya

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Centinaia di cittadini del Kenya sono scesi in piazza nella capitale, Nairobi, per protestare contro la costruzione di una centrale elettrica a carbone nei pressi dell’arcipelago Lamu, nell’Oceano Indiano, a pochissima distanza dalle coste del Paese.

Il progetto, finanziato dalla Cina con un investimento di circa 2 miliardi di dollari, porterebbe, qualora dovesse concretizzarsi, al primo impianto del genere nell’Africa orientale. Stando alle dichiarazioni del governo, il finanziamento della Cina rappresenterebbe una via sicura per la promozione della crescita economica del Paese, dalla creazione di posti di lavoro all’emersione di una nuova fonte di energia. Tuttavia, la centrale elettrica a carbone ha attirato lo scontento popolare.

La costruzione dell’impianto, affidata all’azienda China Power Global, sarebbe subordinata alla sottoscrizione di un contratto della durata di circa 25 anni con l’azienda che risulterà proprietaria della centrale, la Amu Power, una joint venture tra un’azienda kenyota e un’azienda energetica dei Paesi del Golfo. Secondo quanto stabilito dal contratto, lo Stato dovrà pagare una cifra pari a 360 milioni di dollari l’anno alla joint venture, anche se l’impianto non dovesse produrre energia.

Stando alle dichiarazioni degli attivisti, tale cifra “corrisponde a circa un milione di dollari al giorno, per una centrale elettrica di cui il Kenya non ha bisogno. Senza considerare gli impatti ambientali, specie in termini di inquinamento”. Secondo gli attivisti, infatti, il Kenya “sta operando in condizioni di surplus energetico, dove la domanda di energia è già soddisfatta”.

In tale contesto, secondo i manifestanti, “il Kenya ha la capacità di investire in energie rinnovabili, e non in combustibili fossili”. In particolare, “con l’ampia possibilità di ricavare facilmente energia dal vento, dal sole, dalle risorse geotermiche e dal moto della marea, il potenziale di energia rinnovabile in Kenya è economicamente vantaggioso e non causa alcun danno ai cittadini o all’ambiente”, hanno reso noto gli attivisti.

La Corte Nazionale Ambientale del Paese rilascerà, il prossimo 24 giugno, un giudizio in merito.

Il Kenya è un Paese dell’Africa orientale a maggioranza cristiana, il cui 11,1%, tuttavia, professa la fede musulmana. Nonostante non sia mai stato teatro di conflitti religiosi interni, lo Stato africano è colpito dalla violenza dell’organizzazione terroristica somala al-Shabaab, contro cui combatte dal 2011, nell’ambito della missione in Somalia dell’Unione Africana, AMISOM. La maggior parte degli attacchi dei jihadisti somali in Kenya avviene al confine con la Somalia, nel nord del Paese. 

Dal punto di vista economico, secondo quanto riportato dalla World Bank, il Kenya ha adottato negli ultimi 10 anni una serie di riforme politiche, strutturali ed economiche a sostegno della crescita economica, dello sviluppo sociale e dei miglioramenti politici. Tuttavia, il Paese si trova a dover affrontare problemi legati alla povertà, alla diseguaglianza sociale, al cambiamento climatico e alla vulnerabilità economica.

Nel 2018, il Paese ha avuto un tasso di crescita pari al 5.8%, divenendo una delle economie con la crescita più veloce dell’Africa sub-Sahariana.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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