Israele: nuovi bombardamenti su Gaza

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 13:13 in Israele Palestina

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Alcuni aerei da guerra israeliani hanno bombardato i bunker della base di Hamas nella parte meridionale della Striscia di Gaza.

È quanto accaduto nelle prime ore del mattino di giovedì 13 giugno, quando i velivoli israeliani hanno mirato contro le “infrastrutture sotterranee” di Hamas, secondo quanto dichiarato dall’aeronautica di Gerusalemme.

L’attacco è partito dopo che l’aviazione israeliana ha intercettato un razzo che era partito dall’enclave della Striscia di Gaza. Il missile intercettato da Gerusalemme è stato il primo razzo partito da Hamas dopo gli attacchi del 4 maggio, quando i militanti dell’organizzazione armata della resistenza palestinese avevano lanciato circa 250 razzi verso città e villaggi israeliani. A seguito di tali eventi, Israele aveva colpito Gaza con raid aerei e fuoco dei carri armati, causando la morte di almeno 4 palestinesi.

I bombardamenti del 13 giugno sono avvenuti ad un giorno di distanza dalla decisione di Israele di vietare la pesca nella relativa zona delle acque di Gaza. La misura, comunicata nella tarda serata di mercoledì 12 giugno, è dipesa dal lancio da parte dell’enclave di alcuni palloni bomba, mezzi aerostatici non guidati che trasportano ordigni esplosivi. In particolare, stando a quanto riportato da un portavoce dei Vigili del Fuoco israeliani, i palloni bomba avrebbero, nella giornata di martedì 11 giugno, provocato 7 incendi. Secondo quanto dichiarato da un Dipartimento del Ministero della Difesa di Gerusalemme, la decisione di “non concedere l’accesso allo spazio marittimo di Gaza sarà valida fino a comunicazioni contrarie”.

I pescatori di Gaza erano stati già obbligati, il 30 aprile, a non oltrepassare le 6 miglia nautiche nel Mar Mediterraneo. Tale misura rappresentava un dimezzamento rispetto alle precedenti 15 miglia, come concesso dal primo aprile. 

Secondo quanto ricostruito da Al-Jazeera, gli Accordi di Oslo del 1993 avevano sancito che Israele fosse obbligato a consentire la pesca fino a 20 miglia dalle coste di Gaza. Tuttavia, il limite massimo consentito da Israele sembrerebbe essere ammontato a 15 miglia marittime. In tale contesto, Israele ha mantenuto una forte presenza navale nell’aria, restringendo da un lato gli spostamenti in entrata e in uscita dall’enclave e dall’altro la distanza raggiungibile dai pescatori. Ciò limiterebbe, secondo Al-Jazeera, le vite dei 4.000 pescatori e degli almeno 1.500 lavoratori del settore ittico che vivono a Gaza.

Gli accordi di Oslo sono una serie di patti conclusi tra Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina tra il 1993 e il 1995, che hanno avviato il processo di Oslo, mirato a raggiungere un trattato di pace tra le due parti. Tali patti hanno portato al riconoscimento reciproco tra lo Stato di Israele e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina, come legittima rappresentante del popolo palestinese. In tale occasione, erano stati discussi altresì i confini di Israele e della Palestina, gli insediamenti israeliani e lo status di Gerusalemme.

Nella Striscia di Gaza è in vigore da circa 11 anni un embargo che ha portato i due terzi della popolazione a vivere in base agli aiuti che riescono a entrare nell’area, dove ci sono solo 4 ore di elettricità al giorno. Le Nazioni Unite hanno avvertito che il blocco israeliano è responsabile per aver provocato una situazione umanitaria “catastrofica”. Israele, da parte sua, giustifica il blocco imposto su Gaza, sostenendo che esso è necessario per isolare Hamas, contro il quale ha combattuto tre guerre dal 2008. Oggi, oltre 2 milioni di palestinesi vivono nella Striscia di Gaza, in un’area di 365 km². L’ONU afferma che oltre il 90% dell’acqua non è potabile e che i residenti dell’enclave sopravvivono con meno di 12 ore di elettricità al giorno.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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