Iran: “Nessuna intenzione di sviluppare o usare armi nucleari”

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 16:10 in Giappone Iran

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Il leader supremo iraniano, Ayatollah Ali Khamanei, ha assicurato al premier giapponese in visita a Teheran di “non avere alcuna intenzione di sviluppare, detenere o utilizzare armi nucleari”.

È quanto dichiarato dal premier giapponese, Shinzo Abe, in occasione del vertice con Khamanei, che si è tenuto giovedì 13 giugno, al quale sembrerebbe aver preso parte anche il presidente iraniano, Hassan Rouhani.

La dichiarazione è stata confermata poco dopo dall’agenzia di stampa statale iraniana, la FARS, che avrebbe aggiunto il rifiuto da parte di Khamanei di avviare negoziati con gli Stati Uniti, in quanto il presidente Trump non “meriterebbe” alcun messaggio da Teheran.

Tale integrazione non è stata ben vista da Abe, il quale aveva dichiarato, in occasione della conferenza stampa tenuta con Rouhani il giorno prima, che migliorare il clima di tensione nella regione era “l’unico elemento” ad averlo spinto ad andare in visita in Iran. Il Giappone, infatti, vorrebbe porsi come mediatore tra i due Paesi, con l’obiettivo di incrementare l’influenza del Giappone nello scacchiere internazionale.

“Esiste concretamente la possibilità che scoppi un conflitto in maniera accidentale e uno scontro militare deve essere prevenuto ad ogni costo”, aveva dichiarato il premier giapponese in tale occasione.

Da parte sua, Rouhani aveva affermato, nel corso della conferenza stampa, che l’Iran “non darà il via ad un conflitto nella regione, neanche contro gli Stati Uniti, ma se una guerra dovesse iniziare contro il Paese, allora sarà data una risposta d’impatto”.

In occasione della conferenza stampa tra Abe e Rouhani, il premier giapponese aveva confermato l’intenzione del proprio Paese di continuare ad acquistare il petrolio dall’Iran. Tale elemento, ha dichiarato Rouhani, “rappresenta una garanzia per l’attuale processo di sviluppo delle relazioni bilaterali tra Giappone e Iran”.

La visita di Abe a Teheran, la prima di un premier giapponese in tale Paese dopo oltre 40 anni, è avvenuta in un momento delicato, caratterizzato dalle crescenti tensioni tra gli Stati Uniti e l’Iran sul tema del nucleare, specie a seguito dei recenti avvenimenti. Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle ostilità tra Washington e Teheran. Il 22 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump a seguito dell’attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq.

Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. Nel comunicato finale del vertice, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, contro le navi saudite ed emiratine.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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