Iran: esplosioni nel Golfo di Oman, Regno Unito chiede “estrema cautela”

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 9:54 in Iran Medio Oriente

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Due grandi esplosioni contro alcune piattaforme petrolifere si sono verificate nel Golfo di Oman, a largo delle coste dell’Iran, secondo quanto riportato dalla Marina inglese, la quale chiede “estrema cautela” nel contesto di tensioni tra Stati Uniti e Iran, specie durante la visita del premier giapponese a Teheran.

È quanto dichiarato giovedì 13 giugno, dal contingente della marina militare inglese “United Kingdom Maritime Trade Operations” (UKMTO), attivo nell’Oceano Indiano quale punto di contatto per navi mercantili e militari, specie nelle aree del Mar Rosso, Golfo di Aden e Mare Arabico.

L’UKMTO non ha fornito ulteriori dettagli in merito alle esplosioni, ma ha riferito di aver avviato indagini a riguardo.

Da parte sua, l’Iran ha confermato l’esplosione nell’area del Golfo di Oman, dichiarando che l’attacco era diretto contro 2 piattaforme petrolifere, ma non ha fornito prove a dimostrazione di tale tesi.

Secondo quanto riportato da un ufficiale emiratino del porto di Fujairah, anch’esso nel Golfo di Oman, nei pressi dello Stretto di Hormuz, l’esplosione avrebbe colpito la piattaforma petrolifera “Front Altair”, battente bandiera delle Isole Marshall. A tale imbarcazione, stando a quanto riportato da al Jazeera English, sembrerebbe aggiungersi la Kokuka Coraggiosa, di proprietà della Repubblica di Panama.

Le due imbarcazioni sono state evacuate. Per tale ragione, gli equipaggi non sembrerebbero aver subito danni.

Non appena la UKMTO ha lanciato l’allarme, la Quinta Flotta, nave della Marina militare americana attiva in Bahrein, è andata in soccorso delle due piattaforme.

Stando alle dichiarazioni di Reuters, i prezzi del petrolio sono aumentati del 4% non appena le esplosioni sono state comunicate.

L’incidente avviene un mese esatto dopo i sabotaggi di Fujairah, subiti il 13 maggio da parte delle 3 navi dalle bandiere di Arabia Saudita, Norvegia e Emirati Arabi Uniti (EAU), le quali hanno subito attacchi di mine navali. Tali eventi erano stati condannati come tentativi di minare la sicurezza delle forniture di petrolio mondiali.

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU), insieme alla Norvegia e all’Arabia Saudita, hanno dichiarato in sede ONU che i risultati delle prime indagini hanno evidenziato come si trattasse di un’operazione “sofisticata e coordinata”, portata avanti molto probabilmente da un attore statale, senza però specificare quale fosse. Il 29 maggio, gli Stati Uniti avevano dichiarato di avere la “certezza quasi assoluta che le mine navali utilizzate provenissero dall’Iran”. Da parte sua, l’Iran ha respinto le accuse di essere il responsabile del sabotaggio, definendo tali insinuazioni “ridicole”.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è alto, a seguito dei recenti avvenimenti. Il mese di aprile 2019 ha visto una nuova escalation delle ostilità tra Washington e Teheran. Il 22 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, il Consigliere per la sicurezza nazionale USA, John Bolton, ha riferito che gli Stati Uniti stavano schierando la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump a seguito dell’attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq.

Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. Nel comunicato finale del vertice, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, contro le navi saudite ed emiratine.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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