Hong Kong: scontri violenti tra polizia e manifestanti

Pubblicato il 13 giugno 2019 alle 11:03 in Asia Hong Kong

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La polizia di Hong Kong ha lanciato gas lacrimogeno, sparato proiettili di gomma e spray al peperoncino contro migliaia di manifestanti che hanno riempito le strade dell’isola per raggiungere il palazzo del governo regionale. Il bilancio provvisorio dei feriti conta 80 persone tra manifestanti, giornalisti e ufficiali delle forze dell’ordine.

Si tratta della maggiore crisi politica degli ultimi anni che vede studenti e attivisti per i diritti umani schierati contro il governo di Hong Kong che sta per approvare una legge sull’estradizione. Tale legge permetterebbe di inviare detenuti direttamente in Cina, con la sola approvazione del governatore dell’isola ed è vista come un ulteriore rafforzamento del controllo e di Pechino e dell’erosione delle libertà civili.

Hong Kong è “tornata alla Cina” nel 1997 con un accordo tra Cina e Regno Unito, di cui l’isola era colonia, che garantiva all’ex-colonia il mantenimento della Base Law, una sorta di costituzione basata sul diritto anglosassone che tutela le libertà fondamentali e i diritti umani e le permetteva di mantenere un sistema giuridico e legislativo autonomo rispetto a quello della Cina Continentale, secondo il principio “un Paese, due sistemi”. Negli ultimi anni, però, Pechino ha iniziato a influenzare sempre di più la vita politica dell’isola.

La ragione della protesta popolare è la proposta di emendamento della legge sull’estradizione in vigore sull’isola, percepito come un attacco al sistema legale indipendente dell’isola. La proposta di emendamento, in discussione da maggio nell’organismo legislativo di Hong Kong, intende creare un meccanismo di estradizione basato su un approccio caso per caso per le richieste di estradizione verso Paesi che non rientrano nei trattati di estradizione esistenti, Cina continentale, Taiwan e Macao incluse.

Attualmente, la legge di Hong Kong nota come “Fugitive Offenders Ordinance” permette alle autorità dell’isola di consegnare i criminali o i fuggitivi ad altre giurisdizioni solo tramite approvazione dell’organismo legislativo. L’emendamento in discussione rimuoverebbe questa necessità di esamina da parte del potere legislativo e lascerebbe il potere decisionale in mano al governatore. Lo Hong Kong Security Bureau ha assicurato che i crimini riguardanti etnia, nazionalità, opinione politica e religione non saranno oggetto dell’emendamento, ma la popolazione dell’isola non è affatto rassicurata. L’emendamento della legge sull’estradizione renderebbe più semplice l’invio di criminali e sospetti tali in Cina continentale dove verrebbero sottoposti alle procedure giudiziali di Pechino spesso vacue e poco chiare e caratterizzate da processi non sempre equi, secondo quanto riportato dal sito di news indipendente DW.

I manifestanti di Hong Kong per la maggior parte studenti e attivisti per i diritti umani hanno organizzato manifestazioni continue nell’ultimo mese, ma quella tra l’11 e il 13 giugno ha segnato un picco massimo della tensione ed è sfociata in scontri violenti tra i ragazzi scesi in strada e le forze dell’ordine. I manifestanti hanno raggiunto il palazzo del governo e sono riusciti a ottenere uno slittamento della data di discussione nel consiglio legislativo della proposta di legge e sono pronti a continuare il sit-in finché il governo non abbandonerà il progetto e finché il “presidente Xi Jinping non smetterà di tentare di trasformare Hong Kong in un’altra città cinese”, ha dichiarato uno dei capi degli attivisti.

La presa di posizione chiara contro il presidente della Cina da parte degli attivisti pone Xi  Jinping in una posizione difficile, in quanto aveva dichiarato che non avrebbe tollerato che ad Hong Kong si mettesse in discussione l’autorità del Partito Comunista.

Negli ultimi anni, secondo l’opinione pubblica di Hong Kong, il governo di Pechino sta mettendo in atto diverse misure volte a diminuire l’autonomia politica dell’isola dal Continente che hanno generato scontento e proteste. La manifestazione di dissenso più nota è quella del Movimento degli Ombrelli dell’autunno 2014 che prende il nome dal fatto che i manifestanti rimasero in strada anche sotto la pioggia con gli ombrelli aperti per giorni e di cui si celebra il 5° anniversario il prossimo autunno. La protesta era sorta per richiedere il suffragio universale per l’elezione del governatore dell’isola che Pechino aveva deciso di rimandare attendendosi a un processo di selezione ristretta. Tale sistema ha portato, nel 2017, all’elezione della candidata favorita dal governo della Cina Continentale, Carrie Lam, attuale governatrice dell’isola.

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e cinesi e redazione a cura di Ilaria Tipà

di Redazione

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