Missili Houthi contro un aeroporto saudita

Pubblicato il 12 giugno 2019 alle 16:07 in Arabia Saudita Yemen

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Missili da crociera lanciati dal gruppo di ribelli sciiti Houthi hanno colpito, mercoledì 12 giugno, l’aeroporto saudita di Abha, situato nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita, causando almeno 26 feriti.

I ribelli sciiti avevano già rivendicato l’attacco nelle prime ore del mattino, attraverso il proprio canale televisivo al-Masirah. Poche ore dopo, la coalizione a guida saudita ne ha dato l’annuncio, precisando il numero dei feriti.

Come riportato dal portavoce ufficiale delle forze della coalizione, Turki al-Maliki, alle 2.21 di notte, ora locale, un missile ha colpito la sala viaggiatori dell’aeroporto di Abha, mentre all’interno dello scalo si trovavano migliaia di viaggiatori provenienti da diverse parti del mondo, tutti civili. I feriti sono di diverse nazionalità e tra loro ci sono tre donne, una yemenita, un’indiana e una saudita, oltre a  due bambini sauditi. 8 feriti sono stati trasferiti in ospedale a causa delle ferite riportate mentre altri hanno ricevuto cure sul posto. L’attacco avrebbe causato altresì danni all’aeroporto, con la conseguente interruzione del traffico aereo.

Secondo al-Maliki, l’accaduto rappresenta un chiaro attacco contro “oggetti e soggetti civili” che godono di uno status di protezione speciale, ai sensi del diritto internazionale umanitario. Pertanto, tali offensive sistematiche, a detta del portavoce, potrebbero equivalere a crimini di guerra. La serie di eventi dimostrerebbe altresì che tali “milizie terroristiche” hanno acquisito nuovi armi di qualità, grazie anche al sostegno da parte iraniana, che continuerebbe a favorire il “terrorismo oltreconfine”. A tal proposito, al-Maliki ha evidenziato che si è anche di fronte ad una violazione di alcune risoluzioni del Consiglio di Sicurezza, tra cui le n. 2216 e 2231. La prima prevede il ritiro dei ribelli dai territori occupati e la consegna degli armamenti pesanti mentre la seconda è relativa all’accordo sul nucleare iraniano.

Il portavoce al-Maliki ha poi dichiarato che le forze congiunte della coalizione, alla luce di tali operazioni terroristiche e delle violazioni “immorali” da parte Houthi, prenderanno immediatamente severe misure, con il fine di scoraggiare le milizie sciite da ulteriori attentati e proteggere i civili. Inoltre, tali gruppi saranno ritenuti responsabili della pianificazione e messa in atto degli attacchi, secondo quanto previsto dal diritto internazionale umanitario ed il diritto consuetudinario.

Secondo quanto riportato l’11 giugno, 3 missili di tipo Zelzal 1 hanno altresì colpito postazioni dell’esercito saudita nella provincia di Asir, provocando la morte di alcuni soldati. Lo stesso giorno i ribelli Houthi, hanno annunciato di aver sferrato attacchi per mezzo di droni contro la base aerea “Re Khaled”, situata nei pressi di Khamis Mushait, nel Sud-Ovest dell’Arabia Saudita.

La guerra civile in Yemen è scoppiata il 19 marzo 2015, data in cui gli Houthi hanno lanciato un’offensiva per estendere il loro controllo nelle province meridionali. I gruppi che si contrappongono nel conflitto sono da un lato i ribelli sciiti, che controllano la capitale Sana’a, alleati con le forze fedeli all’ex presidente Ali Abdullah Saleh e sostenuti dall’Iran e dalle milizie di Hezbollah. Dall’altro lato, vi sono le forze fedeli al presidente yemenita, Rabbo Mansour Hadi, l’unico riconosciuto dalla comunità internazionale. L’Arabia Saudita è intervenuta nel conflitto per sostenere Hadi, il 26 marzo 2015, a capo di una coalizione formata anche da Emirati Arabi Uniti, Marocco, Egitto, Sudan, Giordania, Kuwait, Bahrain e Qatar e sostenuta, a sua volta, dagli Stati Uniti.

Negli ultimi mesi, le offensive si sono intensificate, con attacchi aerei e per mezzo di droni, sia sul territorio yemenita, sia in luoghi chiave per gli interessi sauditi in altre regioni. La coalizione araba, il 29 maggio, ha lanciato un’operazione militare con l’obiettivo di neutralizzare le capacità offensive degli Houthi. Secondo fonti saudite, la missione sarebbe in linea con il diritto internazionale e umanitario e alcuni ufficiali militari hanno assicurato che prenderanno tutte le misure necessarie a proteggere i civili.

Da parte Houthi, il 26 maggio, è stato lanciato un attacco con drone contro gli hangar militari dell’aeroporto saudita di Jizan, non distante dalla frontiera con lo Yemen, rappresentando il terzo raid aereo nel giro di una settimana. Tale aeroporto è stato nuovamente interessato da attacchi con droni da parte dei ribelli yemeniti, il 9 giugno scorso.

Il 14 maggio, il gruppo sciita ha altresì lanciato una serie di bombardamenti con droni contro un oleodotto in Arabia Saudita. Nel rivendicare l’attacco, i ribelli Houthi lo hanno definito una risposta agli attacchi da parte saudita contro infrastrutture civili yemenite. L’Arabia Saudita ha accusato l’Iran di aver ordinato l’attacco alle infrastrutture petrolifere e ha bombardato Sana’a. Gli ultimi raid contro la capitale, che si sono verificati il 15 maggio, hanno causato la morte di 6 civili.

Nei 4 anni del conflitto yemenita, gli Houthi sono riusciti a sviluppare sistemi missilistici, divenuti armi strategiche in grado di minacciare l’intera area del Golfo. La coalizione a guida saudita ha dichiarato che, fino ad ora, sarebbero 218 i missili balistici lanciati contro l’Arabia Saudita da parte dei ribelli.

 

 

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Piera Laurenza, interprete di arabo

 

 

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.