Egitto, Tunisia e Algeria: incontro sulla situazione in Libia

Pubblicato il 12 giugno 2019 alle 12:21 in Africa Libia

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Il ministro degli Esteri egiziano, Sameh Shoukry, mercoledì 12 giugno, si è recato a Tunisi per partecipare ad un incontro ministeriale tripartito sulla Libia, con i propri omologhi della Tunisia e dell’Algeria.

Il portavoce del Ministero degli Esteri egiziano, l’ambasciatore Ahmed Hafez, prevede che l’incontro prenda in esame gli ultimi sviluppi relativi all’arena libica, oltre a rivedere gli strumenti di difesa e gli sforzi profusi per ripristinare la sicurezza e la stabilità nel Paese e contrastare il terrorismo. Il meeting si inserisce in un meccanismo ministeriale che prevede una serie di incontri tra i ministri dei 3 Paesi. L’ultimo si è tenuto il 5 marzo scorso ad Il Cairo.

Nel corso di quest’ultima riunione era stata sottolineata l’importanza di continuare sulla strada della cooperazione politica e del coordinamento in materia di sicurezza. Altro obiettivo era e continua ad essere la lotta al terrorismo, con il fine di sradicare ogni suo ramo. Pertanto, i 3 Paesi si sono impegnati a sostenere tutti gli sforzi nazionali libici in tale ambito, oltre a contrastare la criminalità organizzata e l’immigrazione clandestina.

I tre ministri avevano altresì rinnovato il loro appello a tutte le parti coinvolte affinché si facessero carico della propria responsabilità e prendessero in considerazione gli elementi necessari per incoraggiare un processo politico in Libia, sotto l’egida delle Nazioni Unite, con il fine ultimo di promuovere gli interessi e le aspettative del popolo libico.

Come evidenziato da Libia Akhbar, per la prima volta, all’incontro del 12 giugno parteciperà anche il nuovo ministro degli Esteri algerino, Sabri Boukadoum, che ha preso il posto di Abdelkader Messahel nella nuova formazione governativa in Algeria, a seguito delle dimissioni dell’ex presidente Abdelaziz Bouteflika.

Inoltre, i tre ministri si riuniranno per la prima volta dopo il 4 aprile, data in cui il generale a capo dell’Esercito Nazionale Libico (LNA), Khalifa Haftar, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Il Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

In tale contesto, Il Cairo rappresenta un alleato chiave nell’offensiva contro Tripoli ed il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, è, a sua volta, un sostenitore dell’uomo forte di Tobruk. Haftar è considerato dall’Egitto come un baluardo contro la minaccia islamista, soprattutto in seguito della sua missione nel Sud della Libia.

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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