La Costa d’Avorio e il terrorismo

Pubblicato il 11 giugno 2019 alle 6:01 in Approfondimenti Costa d'Avorio

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La Costa d’Avorio, Paese dell’africa occidentale, è stato protagonista di una guerra civile durata più di dieci anni, in cui sono morte circa 3.000 persone. Il conflitto scoppiò il 19 settembre 2002, in seguito ad un fallito attentato per spodestare l’ex presidente, Laurent Gbagbo. I combattimenti hanno portato la Costa d’Avorio a dividersi tra ribelli e alleati del governo. Da allora persistono fratture profonde, soprattutto all’interno dell’esercito che è composto da ex ribelli e combattenti lealisti. Gbagbo è stato costretto ad abbandonare il potere nel 2011, dopo essersi rifiutato di accettare la vittoria del presidente Alassane Ouattara alle elezioni presidenziali del 2010.

Nonostante la passata instabilità politica, la Costa d’Avorio dispone di una delle economie più prospere del continente africano, la quale, tuttavia, è fragile perché basata principalmente sull’esportazione di materie prime. Non a caso, il mercato locale dipende in larga parte dal settore agricolo, nel quale è impiegato il 70% della popolazione attiva. Ne consegue che l’economia del Paese è legata alle fluttuazioni dei prezzi internazionali delle materie prime esportate e alle condizioni metereologiche. Il presidente Ouattara, in carica dal 4 dicembre 2010, ha investito nella costruzione di strade, ponti e altre infrastrutture per migliorare le condizioni del Paese. Nonostante ciò, Ouattara sta affrontando crescenti tensioni sociali per via delle continue proteste da parte dei lavoratori, unite a numerosi ammutinamenti militari che rievocano gli anni della guerra civile.

Per lungo tempo, il Paese africano è stato risparmiato dalla violenza dell’estremismo di matrice islamista, che si è avvicinato ai suoi confini a partire dal giugno 2015, con crescenti attacchi nel territorio del Mali in prossimità delle frontiere ivoriane. La Costa d’Avorio ha subito il primo attentato terroristico il 13 marzo 2016, quando tre militanti di al-Qaeda nel Magherb Islamico (AQIM) hanno fatto irruzione in un resort a Grand-Bassam, nel Sud-Est del Paese, uccidendo 19 persone. Tra le vittime, oltre a 10 cittadini ivoriani, si contarono 4 francesi, 2 libanesi, 1 nigeriano, 1 tedesco e 1 macedone. Secondo le indagini condotte dalle autorità locali, i terroristi provenivano dall’estero. Nello specifico, la mente dell’attentato fu il maliano Kounta Dallah, e la maggior parte degli 80 arrestati nelle settimane successive all’attacco era originaria del Mali, mentre alcuni della Mauritania. Il governo di Yamoussoukro dichiarò che l’attacco era stato architettato e compiuto unicamente da militanti esterni alla Costa d’Avorio, con l’obiettivo di creare caos.

Prima di tale attacco, il terrorismo non era considerato una minaccia imminente in Costa d’Avorio, le cui autorità sono sempre state maggiormente impegnate a contrastare il crimine locale. Secondo un sondaggio dell’International Republican Institute del 2015, il 59% dei cittadini ivoriani all’epoca aveva dichiarato di non sentirsi minacciato da alcun tipo di violenza. Il Global Terrorism Index 2018 ha inserito la Costa d’Avorio al 63esimo posto nella lista dei Paesi di cui è stato calcolato il grado di minaccia terroristica, con un indice pari a 3,2. Oggi, oltre ad AQIM, la sicurezza del Paese africano è interessata anche da Ansar al-Dine (AAD) e da al-Mourabitoun, che hanno tutti e tre la loro base operativa in Mali.

ADD non ha una presenza stabile in Costa d’Avorio, anche se i suoi militanti hanno più volte minacciato di voler attaccare il Paese. Nel giugno 2015, il gruppo ha condotto due attacchi in Mali, lungo i confini con la Costa d’Avorio. In seguito a tali attentati, il predicatore di ADD, islail Khalil, esortò i suoi seguaci a compiere ripetuti attacchi contro il Paese africano e altri Stati che “lavoravano con i nemici dell’Islam”. Da parte sua, al-Mourabitoun, guidata dall’algerino Mokhtar Belmokhtar, mira a stabilire uno Stato Islamico nell’Africa occidentale. Nel marzo 2016, al momento dell’attacco di AQIM in Costa d’Avorio, al-Mourabitoun era associata all’organizzazione, pur mantenendo un certo grado di autonomia. Due degli attentatori di Grand-Bassam, quali Hamza al-Fulani e Abu Adam al-Ansari, erano associati di al-Mourabitoun, mentre il terzo, Abdul al-Funali, era un membro di AQIM.

Il gruppo sciita libanese Hezbollah, supportato dall’Iran e considerato un’organizzazione terroristica dagli Stati Uniti, ha sempre goduto di un supporto significativo in Costa d’Avorio, dove vive il quarto gruppo della diaspora libanese per dimensioni, dopo il Brasile, la Colombia ed il Canada. Secondo stime ufficiali, la Costa d’Avorio ospita tra gli 80.000 ed i 100.000 cittadini libanesi, l’80% dei quali è sciita. Secondo un report dell’Institute for Security Studies (ISS) del luglio 2015, la maggior parte dei libanesi che vive nel Paese africano si è dichiarata a supporto di Hezbollah, considerandolo un movimento nazionalista e non un’organizzazione terroristica. Nonostante le associazioni culturali libanesi attive in Costa d’Avorio abbiano negato qualsiasi associazione a Hezbollah, la principale al-Ghadir Association, è nota per essere un rappresentante del gruppo sciita. Nell’agosto 2009, il leader di al-Ghadir, Imam Abdul Menhem Kobeissi è stato deportato dalla Costa d’Avorio dopo essere stato sanzionato dagli Stati Uniti per aver finanziato Hezbollah. Da allora, il supporto finanziario all’organizzazione libanese dalla Costa d’Avorio è continuato, tanto che, secondo lo US State Department’s Overseas Security Advisory Council (OSAC), molti membri della comunità libanese nel Paese africano sostengono Hezbollah.

Negli ultimi anni, la Costa d’Avorio ha aumentato gli sforzi nazionali e internazionali per combattere la crescente minaccia terroristica. Oltre ad aver migliorato la sicurezza dei confini, le autorità ivoriane hanno supportato le attività antiterrorismo dell’Unione Africana, della Comunità Economica degli Stati dell’Africa Occidentale (ECIWAS) e degli Stati Uniti. Il territorio ivoriano viene utilizzato come base logistica per l’operazione francese Barkhane attiva in Mali.

Tra il 2015 e il 2016, il governo ivoriano ha migliorato la propria legislazione antiterrorismo. Nel febbraio 2015, è stato adottato un disegno di legge per rafforzare le norme di contrasto alle attività terroristiche. In base ad esso, coloro che sono accusati di terrorismo rischiano tra i 10 e i 20 anni di carcere, oltre ad una multa pari a 50 milioni di franchi. Nel luglio dello stesso anno, è stata adottata una legge per permettere agli ufficiali di sicurezza di condurre intercettazioni telefoniche e raid antiterrorismo notturni, insieme alla detenzione dei sospettati fino a 96 ore senza accuse formali. Sempre nel luglio 2015, il governo ha vietato agli imam stranieri di predicare nel Nord della Costa d’Avorio.

Quando nel gennaio 2016 la Francia mise in guardia le autorità ivoriane e senegalesi in merito alla minaccia di attentati presso aree turistiche per mezzo di autobombe, il governo ivoriano ha chiesto ai leader religiosi musulmani e alle associazioni culturali di avvisare la polizia nel caso di attività o membri sospetti. In seguito all’attacco del 13 marzo 2016, la Costa d’Avorio ha aumentato la spesa per l’antiterrorismo, al fine di meglio proteggere i propri confini dalle infiltrazioni terroristiche. Nell’aprile 2016, il governo ha destinato 137,2 milioni di dollari alla lotta contro il terrorismo. Il Paese africano sta altresì lavorando per inserire i propri sforzi antiterrorismo anche nella propria politica migratoria. A tal fine, è stata richiesta l’introduzione di screening biometrici per ‘identificazione degli stranieri che entrano nel Paese.

Diversi cittadini ivoriani sono partititi per unirsi a organizzazioni terroristiche in Siria e in Iraq nel corso degli anni precedenti, anche se non sono disponibili stime ufficiali. Nel 2013, almeno due ivoriani sono stati individuati in Siria tra le fila di combattenti sciiti, secondo il Meir Amit Intelligence and Terrorism Information Center. Nel 2014, invece, l’ISS ha scoperto che altri cittadini ivoriani avevano raggiunto aree di conflitto in Libano. Oltre a produrre foreign fighter sciiti, la Costa d’Avorio viene utilizzata come territorio di destinazione per i militanti attivi nei Paesi vicini. Durante la prima guerra civile ivoriana, nel 2002, combattenti stranieri originari della Liberia si sono uniti al conflitto.

Nonostante la Costa d’Avorio faccia parte della coalizione internazionale a guida americana che combatte contro l’ISIS, la sua aviazione non ha mai preso parte ai bombardamenti contro i terroristi di al-Baghdadi.

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Sofia Cecinini

di Redazione

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