Afghanistan: le forze speciali liberano 47 prigionieri dei talebani

Pubblicato il 11 giugno 2019 alle 16:17 in Afghanistan Asia

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Le forze di sicurezza dell’Afghanistan hanno condotto due operazioni nelle province di Baghlan e Kunduz, nell’area settentrionale del Paese, in cui sono stati liberati 47 cittadini, precedentemente sequestrati e imprigionati dai talebani.

La prima operazione ha riguardato una prigione talebana della provincia di Baghlan, dove le forze di polizia sono intervenute nella notte di lunedì 10 maggio. Al termine della missione, ha riportato la polizia provinciale, sono state tratte in salvo 34 persone, di cui 7 militari dell’esercito nazionale, 7 poliziotti, 3 agenti dell’intelligence afghana, la NDS, e 17 civili.

La seconda operazione ha invece interessato una prigione talebana della provincia di Kunduz, dove le forze speciali dell’esercito afghano hanno liberato 13 persone, stando a quanto dichiarato dal Ministero della Difesa del Paese.

Le missioni di salvataggio sono state avviate su ordine del presidente del Paese, Ashraf Ghani, il quale aveva precedentemente annunciato la liberazione di circa 900 prigionieri talebani, quale segno di buon auspicio per la pace.

In linea con quanto annunciato dal presidente Ghani, le forze di sicurezza nazionali avevano liberato, nella giornata di lunedì 10 giugno, 38 prigionieri talebani nella città di Herat e ulteriori 170 detenuti nella città di Kabul.

Mentre le autorità nazionali annunciavano la liberazione di 47 prigionieri dei talebani, l’11 giugno, le forze di sicurezza della provincia afgana del Kandahar, nell’area meridionale del Paese, comunicavano l’esplosione di una bomba sul ciglio di una strada. La detonazione, avvenuta intorno alle 9 del mattino, avrebbe causato la morte di almeno 6 persone, di cui 2 bambini, 2 donne e 2 ragazzi, tutti membri dello stesso nucleo familiare.

Non vi è al momento stata alcuna rivendicazione dell’evento. Sebbene l’agenzia di stampa nazionale, Khaama Press, abbia evidenziato come tali ordigni vengano spesso utilizzati dai militanti talebani e dai gruppi estremisti attivi nel Paese. Tali soggetti avrebbero come obiettivo iniziale le autorità nazionali. Tuttavia, le vittime dei danni causati dagli ordigni esplosivi improvvisati risulterebbero essere spesso i civili.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

I talebani, tuttavia, non sono l’unica preoccupazione dell’esercito di Kabul e statunitense, poiché, dal 2015, l’Afghanistan è minacciato anche dalle attività della Khorasan Province, la branca dell’ISIS attiva nell’area, che compie attacchi sistematici contro le comunità locali sciite. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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