Regno Unito – Corea del Sud: in arrivo accordo di libero scambio post-Brexit

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 13:50 in Corea del Sud UK

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Il Regno Unito e la Corea del Sud hanno siglato una bozza di accordo di libero commercio finalizzato a mantenere valide le condizioni attuali anche dopo la Brexit.

È quanto avvenuto lunedì 10 giugno, a seguito dell’incontro avvenuto a Seoul tra il segretario del commercio internazionale del Regno Unito, Liam Fox, e il suo omonimo della Corea del Sud, Yoo Myunh-hee.

La bozza rappresenta il primo accordo di libero scambio post-Brexit concluso dal Regno Unito con un Paese asiatico e ricalca quanto precedentemente in vigore per via del libero scambio tra la Corea del Sud e l’Unione Europea.

L’accordo impatterà da un lato sulle esportazioni della Corea del Sud appartenenti all’industria meccanica, principalmente riguardo automobili e imbarcazioni, mentre dall’altro agevolerà le sue importazioni di petrolio greggio, automobili e prodotti alcolici. Secondo quanto dichiarato dal Ministero del Commercio, dell’Industria e dell’Energia sudcoreano, l’accordo prevede l’annullamento dei dazi sullo scambio di tali beni.

Il Ministero ha inoltre comunicato di avere intenzione di ipotizzare ulteriori soluzioni, qualora il Regno Unito lasciasse l’Unione Europea senza aver raggiunto un accordo. In ogni caso, la Corea del Sud ha riferito di voler presentare l’accordo di libero scambio al proprio parlamento prima del 31 ottobre, data in cui il Regno Unito dovrà decidere se uscire dall’Unione.

Secondo quanto dichiarato dall’Istituto del commercio estero della Corea del Sud, nel 2018 le esportazioni verso il Regno Unito ammontavano all’1.05% del valore totale del Paese, per un valore di circa 6.4 miliardi di dollari.

Il 23 giugno 2016, la Gran Bretagna aveva votato per lasciare l’Unione europea. Tre anni dopo, il Paese si trova ancora a dover ragionare sull’accordo di divorzio dall’UE, fortemente sostenuto dalla premier uscente, Theresa May, che aveva più volte chiesto ai parlamentari di sostenerla nella sua idea. L’ultima mossa sulla Brexit del primo ministro britannico era fallita mercoledì 22 maggio, dopo che Theresa May aveva offerto al Parlamento la proposta di un secondo referendum e di accordi commerciali più ravvicinati in cambio di un voto favorevole al suo accordo. L’idea, tuttavia, non aveva conquistato né i legislatori dell’opposizione né molti membri del suo stesso partito.

In tale contesto, Theresa May aveva annunciato, venerdì 24 maggio, le proprie dimissioni per il 7 giugno, affermando che avrebbe mantenuto il proprio ruolo da primo ministro del Paese fino alla nomina del suo successore.

Chiunque sarà il nuovo premier, la Gran Bretagna avrà tempo per uscire fino al 31 ottobre. Alla scadenza, bisognerà prendere una decisione definitiva riguardo al rimanere o meno nell’Unione. Il governo di Londra si troverebbe ora ad affrontare una serie di opzioni. Tra queste ci sono: un’uscita con accordo, per facilitare la transizione; un’uscita senza accordo, cioè una “no deal” Brexit”; un’elezione; e infine, un secondo referendum.

Secondo Theresa May, il suo successore avrà necessariamente bisogno di trovare un consenso parlamentare sulla Brexit.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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