Messico e USA raggiungono accordo sui migranti

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 9:57 in Messico USA e Canada

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Dopo otto giorni di tensioni, gli Stati Uniti e Messico hanno raggiunto un accordo in materia di migrazione, che sospende l’applicazione dei dazi sui prodotti messicani con la quale l’Amministrazione Trump aveva minacciato Città del Messico e che sarebbero entrati in vigore oggi, lunedì 10 giugno. Il presidente degli Stati Uniti ha annunciato il raggiungimento dell’accordo su Twitter quasi contemporaneamente al ministro degli esteri messicano, Marcelo Ebrard, che ha trascorso l’intera settimana a Washington per i negoziati.

A seguito dell’accordo, il Messico si è impegnato “a registrare e controllare gli ingressi ai confini”, così come “a dislocare la Guardia Nazionale in tutto il paese e in particolare al confine meridionale per tenere l’immigrazione sotto controllo” in base a quanto ha detto il ministro degli Esteri messicano in una conferenza stampa. Il governo di Andrés Manuel López Obrador disattiva dunque la bomba tariffaria, ma allo stesso tempo, nonostante l’assenza di cifre concrete nel patto, garantisce una vittoria politica a Trump. Il Messico evita lo status formale di “terzo paese sicuro” per cui non sarà obbligato a mantenere sul suo territorio tutti i migranti mentre le autorità USA valutano le richieste, ma nei fatti svolgerà questo ruolo almeno fino alla fine dell’emergenza migratoria.

“Sono felice di comunicare che gli Stati Uniti ha raggiunto un accordo con il Messico. Le tariffe in programma dal lunedì contro il Messico sono sospese a tempo indeterminato. Il Messico, a sua volta, ha assunto adottare misure forti per frenare la migrazione” – ha scritto il presidente repubblicano. Giovedì scorso, il ministro dell’Interno del Messico, Olga Sánchez Cordero, ha annunciato che il Messico avrebbe rafforzare il confine con il Guatemala con l’invio di fino a 6.000 soldati della Guardia Nazionale, il nuovo corpo militare creato dal governo di López Obrador. L’impegno non era stato sufficiente per la Casa Bianca, che fino a venerdì aveva mantenuto la minaccia tariffaria, ma ha comunque spianato la strada ad un accordo.

La dichiarazione congiunta parla di misure “senza precedenti” da parte del Messico, sebbene non illustri alcuna cifra precisa. Ebrard inoltre non ha specificato se il dispiegamento militare aumenterà, ma ha sottolineato nella sua dichiarazione che aumenterà “la durezza delle misure per contenere l’inondazione dei flussi migratori”, che secondo le sue cifre ha raggiunto 140.000 persone a maggio, il massimo in quasi 20 anni. Il testo afferma che i richiedenti asilo che attraversano il confine degli Stati Uniti saranno “rapidamente” riportati dall’altra parte, dove potranno aspettare mentre la risposta sul loro futuro arriva. In pratica, questa misura era già in corso, concordata in occasione dell’ultima visita di Ebrard a Washington a novembre, a causa della crisi causata dalle cosiddette carovane dei migranti. Il patto di questo venerdì formalizza questo nuovo ruolo del Messico che estende i suoi obblighi di ricezione.
López Obrador, che intende lanciare un piano di sviluppo che coinvolga il sud-ovest del Messico, Guatemala, Honduras ed El Salvador, con l’aiuto di USA e Canada, per sviluppare alcune zone che possano assorbire i flussi migratori già in Messico, in base agli accordi dovrà rivedere la sua politica migratoria.  

di Redazione

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