Libia: Haftar al controllo di 3 nuove postazioni militari

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 9:29 in Africa Libia

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Fonti dell’Esercito Nazionale Libico (LNA) hanno dichiarato, lunedì 10 giugno, che le proprie forze hanno preso il controllo di 3 postazioni militari, tra cui 2 osservatori dell’esercito del governo di Tripoli, situate nel Sud della capitale.

Secondo la fonte, l’LNA, con a capo il generale libico Khalifa Haftar, avrebbe altresì distrutto veicoli militari appartenenti alla controparte. Al momento, l’Esercito starebbe avanzando verso posizioni rilevanti e strategiche sull’asse di Ramla, nel Sud di Tripoli.

Precedentemente, nelle prime ore dell’8 giugno, forze dell’LNA avevano altresì attaccato il distretto meridionale di Salah al-Din. In particolare, alcuni razzi avrebbero colpito diversi depositi di munizioni dell’esercito di Tripoli, situati nell’area.

Dall’altro lato, fonti militari del governo di Tripoli hanno dichiarato di essere state vittima di nuovi attacchi con armi pesanti nella giornata del 9 giugno, sulla strada che porta all’aeroporto di Tripoli.

Già precedentemente, il 6 giugno scorso, l’aeroporto di Mitiga, l’unico funzionante di Tripoli, era stato bersaglio di attacchi con raid aerei, ad opera dell’aviazione di Haftar. Tali attacchi non sembrerebbero aver inflitto danni a civili.

A tal proposito, il capo di Stato maggiore dell’esercito del governo di Tripoli, Mohammed Sharif, durante un incontro con il primo ministro, Fayez al- Serraj, ha ribadito che le proprie forze e quelle ausiliarie sono ancora impegnate nel conflitto ma stanno avanzando su diversi assi, secondo quanto previsto dal piano elaborato il 7 aprile scorso.

L’episodio del 10 giugno giunge dopo che l’inviato per le Nazioni Unite in Libia, Ghassan Salame, il 9 giugno, ha invitato le parti coinvolte nel conflitto ad una tregua umanitaria immediata, a sostegno degli sfollati in fuga dagli scontri. Dall’inizio del mese di aprile, è la terza volta che le Nazioni Unite rivolgono un invito di tale tipo, per consentire a coloro che sono bloccati nelle zone del conflitto di andar via, oltre a favorire il trasferimento dei feriti. Tuttavia, si tratta di appelli che non hanno ricevuto alcuna risposta.

La Libia vive in una situazione di grave instabilità dal 15 febbraio 2011, data che ha segnato l’inizio della rivoluzione e della guerra civile. Nel mese di ottobre dello stesso anno, il Paese nordafricano ha poi assistito alla caduta del regime del dittatore Muammar Gheddafi, ma da allora non è mai riuscito a raggiungere una transizione democratica e vede tuttora la presenza di due schieramenti. Da un lato, il governo di Tripoli, nato con gli accordi di Skhirat del 17 dicembre 2015, guidato da Fayez al-Serraj e riconosciuto dall’Onu. Dall’altro lato, il governo di Tobruk, con Khalifa Haftar. Il governo di Tobruk riceve il sostegno di Arabia Saudita, Emirati Arabi Uniti, Egitto, Russia e Francia. In particolare, Al Cairo, Riad ed Abu Dhabi sostengono militarmente ed economicamente le forze dell’esercito di Haftar. Il Qatar e la Turchia appoggiano, invece, il governo riconosciuto a livello internazionale.

Haftar, il 4 aprile, dopo aver conquistato il Sud del Paese, ha sferrato un attacco contro Tripoli, avviando un’offensiva che è ancora in corso. Da parte sua, Tripoli ha risposto con l’operazione “Vulcano di rabbia”, che ha avuto inizio il 7 aprile e che mira ad “eliminare da tutte le città libiche gli aggressori e le forze illegittime”, oltre a difendere la capitale dall’avanzata dell’LNA. Gli scontri, secondo l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), hanno causato la morte di 607 persone, tra cui 40 civili e 3261 feriti, tra cui 117 civili, oltre a circa 82.000 sfollati.

 

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Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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