ISIS: il califfato riparte dall’Afghanistan

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 12:30 in Afghanistan Asia

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Lo Stato Islamico si sta espandendo in Afghanistan, secondo quanto riportato da Al Jazeera, “con migliaia e migliaia” di militanti, dopo aver perso il dominio in Siria e in Iraq. Le nuove reclute starebbero pianificando alcuni attentati contro i Paesi occidentali.

Le dichiarazioni arrivano dalle forze di sicurezza nazionale americane ed afghane, le quali avrebbero affermato che le milizie starebbero reclutando nuovi combattenti per pianificare attacchi contro gli Stati Uniti ed altri Paesi occidentali. In particolare, un agente dell’intelligence americana avrebbe dichiarato che i recenti attacchi nella capitale dell’Afghanistan, Kabul, non fossero altro che “esercitazioni” delle nuove reclute per i loro futuri attacchi in Europa e in USA.

“Questo gruppo rappresenta la maggiore minaccia a breve termine per la nostra nazione proveniente dall’Afghanistan” ha dichiarato l’agente statunitense, aggiungendo che l’obiettivo principale dello Stato Islamico in Afghanistan sarebbe quello di realizzare “attacchi esterni”.  “È solo questione di tempo”, ha esclamato.

Secondo quanto ricostruito da Al Jazeera, l’ISIS ha fatto la propria comparsa in Afghanistan poco dopo la sconfitta dei militanti in Siria e in Iraq nell’estate del 2014. Gli affiliati afghani dello Stato Islamico si definiscono la “Khorasan Province”, rievocando i territori dell’Afghanistan, dell’Iran e dell’Asia centrale che formavano l’omonima regione ai tempi del Medioevo. Il gruppo di militanti era inizialmente composto da poche persone, principalmente talebani del Pakistan attratti dall’ideologia dell’ISIS. Ad oggi, la Khorasan Province conta migliaia di combattenti, i quali sembrerebbero provenire principalmente dall’Asia centrale, ma anche da Paesi arabi tra cui la Cecenia, l’India e il Bangladesh. Sembrerebbero esservi anche alcuni uiguri provenienti dalla Cina.

La Khorasan Province sembrerebbe aver avuto inizialmente la propria base nella provincia orientale del Nangarhar, vicino il confine con il Pakistan, insieme ad un ampio gruppo nell’Afghanistan settentrionale. Ultimamente, sembrerebbe aver allargato la propria estensione alla provincia del Kunar, nella parte nordorientale del Paese. In totale, secondo quanto affermato da un membro del consiglio della provincia di Nangarhar, Ajmal Omar, lo Stato Islamico sembrerebbe essere presente in 4 province dell’Afghanistan, ovvero in Nangarhar, Nuristan, Kunar e Laghman. “In questo momento in Kunar vi sono da un lato i talebani, dall’altro l’ISIS. E il governo è in mezzo”, ha dichiarato Omar, il quale ha aggiunto: “Quando hanno iniziato ad essere presenti in Afghanistan, i militanti dell’ISIS non erano più di 150. Oggi sono in migliaia”. Tale presenza sul territorio rappresenterebbe una forte minaccia, in quanto, ha spiegato il consigliere, “possono avere facilmente accesso a risorse economiche, armi, equipaggiamento, nonché aree dove poter pianificare, testare e far partire gli attentati”.

Le preoccupazioni del consigliere afghano sarebbero state confermate dall’intelligence americana, che avrebbe dichiarato come “senza una strategia aggressiva di contrasto al terrorismo, gli affiliati all’ISIS dell’Afghanistan potrebbero realizzare un attentato in Europa o negli Stati Uniti nel giro di un anno”.

Da decenni, l’Afghanistan è caratterizzato da una profonda instabilità politica. In seguito al crollo del regime sovietico, i talebani si sono affermati come gruppo dominante e, alla fine di una sanguinosa guerra civile tra diversi gruppi locali, hanno governato gran parte dell’Afghanistan dal 1996. Dopo essere stati decimati dagli americani, a seguito dell’invasione del 2001 e dell’intervento della NATO nell’agosto 2003, i talebani sono tornati a essere attivi e a compiere numerose offensive per destabilizzare il Paese. Con una serie di attacchi alle attuali istituzioni afghane, le milizie talebane tentano di riprendere il controllo del governo. 

Il 21 agosto 2017, il presidente americano Donald Trump aveva annunciato la nuova strategia americana in Afghanistan, che prevedeva la permanenza nel Paese al fine di eliminare definitivamente la minaccia terroristica dalla regione, al fine di stabilizzare il Paese asiatico. Tuttavia, il 20 dicembre 2018 un funzionario USA aveva comunicato che Trump aveva in programma di ritirare oltre 5.000 soldati dall’Afghanistan. Il giorno precedente, il capo di Stato americano aveva annunciato il ritiro di tutte le truppe USA dalla Siria. Da parte sua, il 9 maggio la NATO ha reso noto che le sue truppe rimarranno in Afghanistan fino a quando non sarà raggiunta una pace duratura. 

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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