Iran: l’Europa ha fallito

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 11:16 in Europa Iran

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L’Iran, lunedì 10 giugno, ha criticato i Paesi europei firmatari dell’accordo sul nucleare del 2015 per “aver fallito” nel salvare tale patto, dopo il ritiro del presidente degli Stati Uniti, Donald Trump.

La dichiarazione giunge dal portavoce ufficiale del Ministero degli Esteri iraniano, Abbas Mousavi, che ha affermato di non aver notato, sino ad ora, un impegno concreto da parte europea per salvaguardare gli interessi iraniani.

Il Joint Comprehensive Plan of Action (JCPOA) era stato firmato il 14 luglio 2015 da Iran, Germania e dai 5 membri permanenti del Consiglio di Sicurezza dell’ONU, ossia Stati Uniti, Gran Bretagna, Francia, Russia e Cina. L’intesa prevedeva la fine delle sanzioni contro Teheran in cambio di alcune limitazioni nell’arricchimento dell’uranio. Gli USA, tuttavia, hanno deciso di ritirarsi unilateralmente dall’accordo, l’8 maggio 2018. Tale azione ha comportato la re-imposizione delle sanzioni contro l’Iran, scatenando un’escalation di tensioni che ancora non accenna ad attenuarsi.

Nella giornata del 10 giugno è altresì previsto un incontro tra il ministro degli Esteri tedesco, Heiko Maas, il suo omologo iraniano, Mohammad Javad Zarif, ed il presidente della Repubblica Islamica, Hassan Rouhani. Tale meeting si inserirebbe nella cornice degli sforzi profusi da parte europea per salvaguardare l’accordo sul nucleare con le principali potenze mondiali, provando altresì a spegnere le tensioni tra Washington e Teheran.

In particolare, i Paesi firmatari dell’Europa occidentale, tra cui la Germania, vorrebbero preservare il JCPOA, sebbene condividano la preoccupazione di Trump circa il programma iraniano sui missili balistici ed il proprio ruolo nello scenario dei conflitti in Medio Oriente.

Da parte sua, l’Iran, l’8 maggio scorso, nel primo anniversario del ritiro unilaterale americano dal JCPOA, aveva lanciato un ultimatum: se entro 60 giorni, ovvero il 7 luglio, i partner rimasti nell’accordo non avrebbero soddisfatto le richieste in ambito petrolifero e bancario, il Paese avrebbe ripreso l’arricchimento dell’uranio. Nello specifico, Teheran aveva chiesto all’Europa di proteggere tali settori dalle ritorsioni americane. L’Europa, tuttavia, non ha accettato l’ultimatum ed ha esortato l’Iran a continuare a rispettare integralmente gli impegni assunti e ad astenersi da qualsiasi “misura provocatoria”.

Dal governo iraniano arriva altresì una rassicurazione. Le attività nucleari del Paese sembrerebbero essere condotte per scopi pacifici e non vi sarebbe alcuna intenzione di intraprendere una guerra con gli USA. Tuttavia, Teheran si rifiuta di negoziare con la Casa Bianca su questioni relative ai missili e alle proprie attività militari. A tal proposito, l’8 giugno scorso, l’Iran ha respinto una proposta francese di più ampi negoziati sul nucleare, ed ha criticato l’offerta di dialogo di Washington, definendola non “genuina”, considerate le nuove sanzioni imposte dagli Stati Uniti su Teheran.

In tale contesto, il 31 gennaio, Germania, Francia e Gran Bretagna avevano stabilito un meccanismo europeo per facilitare il commercio con l’Iran, non basato sui dollari. Il suo nome era INSTEX, Strumenti di Supporto per gli Scambi Commerciali, e aveva lo scopo di consentire scambi con Teheran nonostante le limitazioni americane. Tuttora, tale meccanismo non è ancora operativo poiché l’Iran non è ancora riuscito a completare una serie di passaggi necessari al suo funzionamento.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Piera Laurenza, interprete di arabo

di Redazione

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