Germania: gli incontri nel Golfo per ridurre le tensioni tra Stati Uniti e Iran

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 11:02 in Germania Medio Oriente

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

Il ministro degli Esteri tedesco, Haiko Maas, ha sottolineato l’importanza della stabilità nella regione del Golfo, in occasione dell’incontro con l’omologo emiratino, lo sceicco Abdullah bin Zayed Al Nahyan, avvenuto domenica 9 giugno.

Il vertice di Abu Dhabi rientra tra gli incontri nel Medio Oriente organizzati dalla Germania al fine di ridurre le crescenti tensioni tra l’Iran e gli Stati Uniti. Il viaggio di Maas è iniziato in Iraq, sabato 8 giugno, dove ha incontrato il presidente iracheno, Barham Salih, insieme al premier, Adil Abdul-Mahdi, e al suo omologo Mohamed Ali Alhakim. Nel corso del vertice, secondo quanto riportato dal portavoce del Ministero degli Esteri iracheno, Ahmad Mahjoub, sono state affrontate tematiche afferenti alla sicurezza e agli investimenti nella regione.

Al termine della tappa irachena, Maas si è recato in Giordania, dove ha incontrato il ministro degli Esteri Ayman Al Safadi. Nel corso del meeting, avvenuto nella capitale del Paese, Amman, i due omologhi hanno avuto modo di dialogare sulle questioni riguardanti la sicurezza regionale, come la lotta al terrorismo estremista dell’ISIS, il conflitto israelo-palestinese, la crisi in Siria, il finanziamento all’Agenzia delle Nazioni Unite per il soccorso e l’occupazione (UNRWA) rivolto ai rifugiati palestinesi e le relazioni bilaterali tra i due Paesi.

A tal proposito, il ministro degli Esteri tedesco ha garantito alla Giordania un prestito privo di termini e condizioni del valore economico di 100 milioni di dollari, al fine di supportare il Paese nella gestione delle sfide economiche che si trova ad affrontare. Al termine del vertice, Al Safadi ha dichiarato che entrambi concordavano sulla soluzione a due Stati per la conclusione del conflitto israelo-palestinese.

Nel corso della stessa giornata, il ministro degli Esteri tedesco si è recato negli Emirati Arabi Uniti (EAU), dove ha incontrato l’omologo bin Zayed, il quale ha sottolineato il valore dell’incidente di Fujairah, quale “attacco agli Emirati e alla navigazione sicura di altre nazioni”.  A tal riguardo, il ministro degli Esteri emiratino ha ribadito che gli EAU, l’Arabia Saudita e la Norvegia stanno proseguendo con le indagini e che a breve presenteranno nuovamente i risultati in sede di Consiglio di Sicurezza ONU. Stando a quanto dichiarato da bin Zayed, i due omologhi hanno anche avuto modo di discutere delle relazioni bilaterali tra i due Paesi e delle problematiche in Sudan, Yemen e Siria.

Il viaggio di Maas è proseguito verso Teheran, dove è arrivato nel corso della serata di domenica 9 giugno per incontrare, il giorno seguente, il presidente, Hassan Rouhani. Il vertice con Rouhani verterà principalmente sul nucleare e sulle tensioni con gli Stati Uniti.  Secondo quanto affermato da Maas, nel corso dell’incontro ci sarà anche modo di esprimere le preoccupazioni della Germania in merito alle azioni dell’Iran in Siria e in Yemen.

Stando a quanto riportato da Reuters, il ministro degli Esteri tedesco avrebbe concordato le mete del viaggio con la Francia e con il Regno Unito e ne avrebbe discusso anche con il segretario di Stato americano, Mike Pompeo. Tuttavia, il ministro degli Esteri iraniano, Mohammad Javad Zarif, ha smentito le ipotesi secondo cui Maas fosse un mediatore inviato da Washington, aggiungendo che “è improbabile che il ministro degli Esteri tedesco arrivi a Teheran per portare un messaggio speciale”.

Poco prima dell’inizio del vertice con Rouhani, Maas ha dichiarato che a breve sarà disponibile un sistema di pagamento europeo finalizzato ad evitare le sanzioni statunitensi, Instex, basato sui principi del baratto.

Il clima di tensione tra gli Stati Uniti e l’Iran è alto, a seguito dei recenti avvenimenti. Il 22 aprile gli Stati Uniti hanno annunciato la decisione di non concedere più esenzioni dalle sanzioni agli ultimi 8 compratori di petrolio rimasti alla Repubblica Islamica. Gli USA assicuravano, però, che l’Arabia Saudita e gli Emirati Arabi Uniti avrebbero aumentato la produzione per mantenere stabile l’output e il prezzo del greggio. In risposta, i Guardiani della Rivoluzione iraniani hanno minacciato di chiudere lo stretto di Hormuz

Il mese di maggio è stato ancora più teso. Il 6 maggio, gli Stati Uniti hanno schierato la portaerei Abraham Lincoln e una task force di cacciabombardieri nel Golfo, in risposta “a una serie di segnali preoccupanti di escalation” da parte dell’Iran. Due giorni dopo, l’8 maggio, Teheran ha annunciato che non avrebbe più rispettato le limitazioni imposte dall’accordo sul nucleare del 2015. Mercoledì 15 maggio, Washington ha ordinato allo staff diplomatico non essenziale di lasciare l’Iraq, poiché la situazione era troppo tesa. “Se l’Iran vuole una guerra, sarà ufficialmente la sua fine” ha riferito Trump a seguito dell’attacco del 19 maggio contro la capitale irachena di Baghdad a pochi passi dall’ambasciata americana in Iraq.

Il 30 maggio, l’Arabia Saudita è stata promotrice del vertice della Mecca, alla luce dell’escalation di eventi nella regione, scaturiti in particolare dagli attriti tra Stati Uniti e Iran. Nel comunicato finale del vertice, sono state condannate le “operazioni di sabotaggio” per mano delle milizie Houthi, sostenute dall’Iran, contro le navi saudite ed emiratine a Foujairah.

Leggi Sicurezza Internazionale, il primo quotidiano italiano interamente dedicato alla politica internazionale

Jasmine Ceremigna

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.