Argentina: i sindacati contro Macri

Pubblicato il 10 giugno 2019 alle 6:30 in America Latina Argentina

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Uno sciopero di un sindacato dei marinai in Argentina ha fermato per 72 ore i carichi di grano e altri cereali presso i tre terminali del polo agroalimentare di Rosario, da dove proviene l’80% delle esportazioni agricole e agroindustriali del paese, ha reso noto la Camera dei porto e delle attività marittime (CAPyM).

La protesta, “a tempo indefinito” del Sindacato degli Operai Marittimi Uniti (SOMU) era iniziata venerdì 31 maggio e sebbene il governo argentino abbia ordinato una conciliazione obbligatoria, il sindacato ha proseguito con lo sciopero sostenendo che le autorità nazionali non si erano attenute “alla comunicazione legale vigente” fino al 4 giugno scorso.

Lo sciopero “sta interessando i terminali situati sul canale secondario di Puerto General San Martín, dove le barche necessitano di servizi di rimorchio” – ha spiegato Guillermo Wade, direttore della CAPyM, che ha aggiunto che le società interessate sono Archer Daniels Midland (ADM), Bunge e COFCO.

Puerto General San Martín, insieme alle città di San Lorenzo e Timbúes, costituisce il principale porto agricolo dell’Argentina, situato a circa 50 chilometri a nord della città di Rosario. 

La prova di forza di SOMU si deve al negoziato salariale e si verifica in un momento dell’anno in cui vi è un grande flusso di camion di soia, la principale coltura del paese, verso i porti.

L’Argentina è il principale esportatore mondiale di olio e farina di soia e il terzo di semi di soia non trattati e di mais.

Lo sciopero segue di pochi giorni lo sciopero generale del 29 maggio, il quinto sotto l’amministrazione Macri, che ha paralizzato l’intero paese, causando perdite per 910 milioni di dollari.

I principali sindacati del paese, riuniti nella potentissima Confederación General del Trabajo, vicina al peronismo, hanno paralizzato il traffico terrestre, navale e aereo, la raccolta di rifiuti e i servizi di scuole, banche ospedali e uffici pubblici.

Lo sciopero era stato convocato per protestare contro le misure economiche del governo, nel bel mezzo di una crisi economica sempre più grave causata dal crollo del valore del peso nei confronti del dollaro e dall’inflazione galoppante. A pochi mesi dalle elezioni, con Macri che dovrà affrontare una difficile campagna per la rielezione, il ruolo politico dei sindacati argentini si fa sempre più importante.

Ad ottobre Mauricio Macri sarà il primo presidente non peronista dell’Argentina a terminare un mandato presidenziale. Proteste sindacali costrinsero il radicale Raúl Alfonsín, padre della democrazia dopo la dittatura del 1976-83, a lasciare sei mesi prima della scadenza del mandato, nel 1989, mentre nel 2001, un altro presidente radicale, Fernando de la Rúa, fuggì in elicottero dalla Casa Rosada mentre il paese era sconvolto dalle proteste causate dalla più grave crisi economica e sociale della sua storia.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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