Sudan: sindacati esortano cittadini a disobbedienza civile

Pubblicato il 9 giugno 2019 alle 14:30 in Africa Sudan

FacebookTwitterLinkedInEmailCopy Link

La Sudanese Professionals Association (SPA) e il  Comitato Centrale dei Medici Sudanesi (CCSD) hanno incitato il popolo ad aderire a una campagna di disobbedienza civile in tutto il Paese, per la giornata di domenica 9 giugno, con l’intenzione di farla perdurare finché non verrà assicurata una transizione democratica con un nuovo governo civile. 

L’appello è stato lanciato, tanto dalla Sudanese Professionals Association (SPA), associazione che riunisce i principali sindacati della nazione, quanto dal Comitato Centrale dei Medici Sudanesi, sabato 8 giugno, per l’indomani. La SPA era stata il primo organismo a mettere in moto le proteste di aprile contro il presidente a lungo contestato del Paese, Omar al-Bashir. “Il movimento di disobbedienza civile inizierà domenica e finirà solo quando un governo civile annuncerà il proprio insediamento tramite la televisione statale”, questo è stato lo slogan dell’associazione dei lavoratori sudanesi, che ha poi sottolineato che la “disobbedienza è un atto pacifico capace di mettere in ginocchio i più potenti arsenali di armi al mondo”. Non è ancora chiaro come sia stata programmata, a livello pratico, tale campagna di disobbedienza civile, in quanto, soprattutto dopo le recenti violenze nella capitale, Khartoum, i cittadini si sono riparati nelle case, e la città appare quasi deserta.

I manifestanti in tutto il Paese hanno detto di voler partecipare alla campagna di disobbedienza civile, chiedendo la destituzione del governo della giunta militare ed esigendo un governo civile e democratico. 

Omar al-Digeir, un noto leader delle proteste sudanesi, nella giornata di venerdì 7 giugno ha parlato con i reporter affermando: “Il Consiglio Militare di Transizione deve ammettere il crimine che ha commesso”. Egli ha poi chiesto che venga avviata un’inchiesta internazione sul “massacro del sit-in”, e ha esortato tutte le forze militari a lasciare le strade delle città sudanesi. Digeir ha inoltre puntualizzato che il Consiglio Militare dovrebbe anche ripristinare l’accesso a internet e le libertà mediatiche. 

La situazione si è ulteriormente esacerbata quando 2 capi dei ribelli sudanesi sono stati arrestati, nella mattina di sabato 8 giugno, poco dopo aver incontrato il premier etiope, Abiy Ahmed. Abiy si era offerto di mediare dopo la stagnazione dei negoziati tra la DFCF e il Consiglio militare di Transizione (TMC) per decidere chi dovesse presiedere il governo e condurre il Paese attraverso il periodo di transizione prima delle elezioni volte a instaurare la democrazia in Sudan, e in particolare dopo lo scoppio delle violenze tra i ribelli e le forze governative. Le truppe sudanesi avevano fatto incursione in una manifestazione di protesta di alcuni cittadini, fuori dal Ministero della Difesa di Khartoum, e dozzine di persone sono rimaste uccise, lunedì 3 giugno. Il personale medico delle forze di opposizione ha contato 113 vittime causate dal raid delle forze dell’ordine nel campo in protesta; il governo ha stimato il bilancio a un totale di 61, tra cui 3 membri dei servizi di sicurezza.

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Dopo 16 settimane di proteste di piazza, l’11 aprile di quest’anno l’esercito è riuscito a espellere l’ex presidente Omar al-Bashir, al potere da trent’anni.  Dopo tale evento, le truppe sudanesi hanno dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo, ma tali colloqui sembrano bloccati e le manifestazioni sono diventate più frequenti. Nel corso della protesta del 3 giugno, le forze di sicurezza nazionale avrebbero inizialmente utilizzato del gas lacrimogeno, per poi impiegare granate stordenti per disorientare gli attivisti. A quel punto, i militari avrebbero iniziato a sparare con armi da fuoco, provocando un numero elevato di morti e feriti.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

Al fine di migliorare la tua esperienza di navigazione, questo sito utilizza i cookie di profilazione di terze parti. Chiudendo questo banner o accedendo ad un qualunque elemento sottostante acconsenti all’uso dei cookie.