Moldavia: sospeso presidente, indette elezioni anticipate

Pubblicato il 9 giugno 2019 alle 20:03 in Europa Moldavia

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Un tribunale moldavo ha temporaneamente sospeso il presidente, Igor Dodon, dal suo incarico, domenica 9 giugno, per consentire a un sostituto di indire elezioni anticipate, acuendo il contrasto tra i partici politici rivali sulla formazione di un nuovo governo dopo mesi di stallo.

A fare le veci di Dodon, come presidente ad interim, è stato chiamato l’ex primo ministro del Paese, Pavel Filip, il quale, nella giornata di domenica, ha immediatamente annunciato l’intenzione di indire le elezioni anticipate per il mese di settembre, mentre ad ascoltarlo, nella capitale Chisinau, si erano riunite migliaia di sostenitori del suo partito. Filip ha affermato che il suo predecessore non ha adempito ai suoi impegni non sciogliendo il Parlamento, paragonandolo a un vero e proprio tentativo di “golpe”. Come nuovo premier è stata nominata Maia Sandu, leader del blocco europeista ACUM ed ex ministro dell’Istruzione e consigliere presso la Banca Mondiale, ma la sua nomina è stata annullata da un verdetto di tribunale.

Il Partito Socialista di Dodon, supportato da Mosca, sabato 8 giugno ha annunciato che sta formando una coalizione di governo con ACUM; si tratterebbe di un’alleanza poco probabile per fini e intenti, in gran parte volta a impedire che il potere passasse nelle mani del tycoon Vladimir Plahotniuc e del suo Partito Democratico di Moldavia. Quest’ultimo ha sostenuto che la nuova amministrazione moldava abbia cercato di usurpare il potere su richiesta della Russia, criticando il rifiuto di Dodon di sciogliere il Parlamento dopo che i partiti non erano riusciti a rispettare la scadenza del 7 giugno, fissata da un tribunale, per formare un governo.

Nella giornata di sabato, membri del partito di Plahotniuc hanno montato tende davanti agli edifici ministeriali e governativi. Oltre 10.000 sostenitori dei partiti di Plahotniuc e di Filip avevano già indetto una protesta, chiamando Dodon “traditore” e chiedendo le sue dimissioni. Dodon ha allora accusato il tribunale di non essere politicamente indipendente, e i democratici di non voler cedere il potere. A quel punto, Dodon aveva invocato l’aiuto della comunità internazionale, affermando: “I cittadini moldavi con diverse prospettive sulla politica interna ed estera possono riunirsi per il bene di un obiettivo comune: la liberazione della Repubblica di Moldavia dal regime criminale e dittatoriale. Non ci resta altra scelta se non quella di appellarci alla comunità internazionale affinché essa medi nel processo di transizione pacifica del potere e/o esortare il popolo moldavo a una mobilizzazione senza precedenti e alle proteste pacifiche”.

La crisi rischia di aumentare le instabilità di uno dei più piccoli e poveri Stati europei, che conta 3,5 milioni di abitanti, e che è spesso scosso da corruzione e bassi standard di vita, entrambe ragioni che hanno spinto gran parte della popolazione a emigrare in Russia o in altri Paesi europei.

Il 24 febbraio scorso si erano svolte nel Paese le elezioni parlamentari, per eleggere i deputati in carica per i successivi quattro anni. In tale occasione, per la prima volta, le votazioni sono state condotte secondo un sistema misto, 50 persone secondo liste di partito, e 51 in collegi elettorali con un solo membro, con soglia elettorale del 6%. Per i seggi in Parlamento hanno concorso 14 partiti e la coalizione ACUM. La principale lotta si è svolta tra il Partito Socialista, che proponeva nel suo programma una più stretta cooperazione con la Russia, il Partito Democratico, che era già al governo, e il blocco dell’opposizione di destra ACUM, a favore dell’integrazione europea. Tuttavia, l’esito delle elezioni aveva prodotto uno stallo di mesi e negoziati infruttuosi per risolvere la questione.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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