Siria: contrattacco dei ribelli nel nord, violenti combattimenti

Pubblicato il 8 giugno 2019 alle 12:24 in Medio Oriente Siria

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I combattimenti si sono intensificati, venerdì 7 giugno, nella Siria nord-occidentale, dopo un contrattacco organizzato dai ribelli per respingere l’offensiva dell’esercito siriano, il quale è intento a portare avanti una campagna militare nella regione, ultima roccaforte dei dissidenti, da settimane.

Secondo quanto riportato dall’agenzia di stampa statale SANA, l’esercito ha risposto al nuovo attacco dei ribelli e ha rinforzato la prima linea sul fronte dopo violenti scontri avvenuti nel corso della notte. Le truppe hanno riferito che i dissidenti hanno aperto il fuoco e lanciato bombe contro un villaggio situato nella campagna a nord di Hama. La conferma è giunta anche dalla fazione ribelle, che ha reso noto di aver conquistato tre villaggi nell’area a seguito di un contrattacco condotto giovedì 6 giugno. Secondo i loro portavoce, le forze governative non avrebbero riconquistato le posizioni perse, e avrebbero inoltre sofferto gravi perdite nei combattimenti di venerdì.

Proprio venerdì 7 giugno, il gruppo umanitario UOSSM, il quale opera nei territori in mano alle forze di opposizione, ha pubblicato un report in cui fa sapere che a causa dei bombardamenti sono stati chiusi 55 presidi medici dal mese di aprile a oggi. Nella medesima giornata, un portavoce dell’Ufficio per il Coordinamento degli Affari Umanitari dell’Onu (OCHA), Jens Larke, da Ginevra ha affermato che a causa delle ostilità sono stati colpiti dozzine di edifici scolastici e centri medici, e ha aggiunto che anche gli ospedali che non sono ancora stati colpiti sono al momento quasi del tutto deserti, poiché tanto il personale sanitario quanto i pazienti, per paura di attacchi, hanno lasciato le strutture.

L’ultimo attacco era avvenuto mercoledì 5 giugno, in concomitanza col secondo giorno dell’Eid al-Fitr, ovvero la “festa dell’interruzione” del digiuno, celebrata alla fine del mese sacro di Ramadan, nel villaggio di Kafr Oweid, a Idlib, nel Nord-Ovest della Siria, e più precisamente nella zona cuscinetto istituita da Russia e Turchia. Tale aggressione aveva causato 15 morti. Tra i responsabili, sia bombardieri russi sia aerei del regime siriano.

Il giorno prima, alcuni aerei del regime siriano avevano già colpito la città di Khan Shaykhun, situata nel Sud del governatorato di Idlib.

Come specificato dall’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, durante il mese di Ramadan, 26.500 attacchi aerei e via terra da parte russa e del regime siriano hanno causato la morte di circa 300 civili, tra cui 115 bambini. Negli ultimi giorni, dopo un breve periodo di tregua, aerei russi e siriani hanno ripreso a sorvolare i cieli siriani, portando ad almeno 61 il numero di raid che hanno colpito i villaggi dell’area meridionale di Idlib, Latakia e Hama. Inoltre, secondo i dati dell’Osservatorio, dal 30 aprile, data di inizio della nuova ondata di violenza ad Idlib, le vittime sarebbero 1116, tra cui 346 civili e 82 bambini.

La Turchia si è lamentata della situazione di forti violenze e instabilità con Mosca, che supporta, anche militarmente, il governo di Damasco, guidato dal presidente Bashar al-Assad, ma la Russia ha risposto che è compito di Ankara tenere a bada i ribelli della regione confinante. Le violenze nella provincia di Idlib e nella striscia della vicina Hama rappresentano la più grave escalation militare tra Assad e i ribelli dall’estate 2018.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale.

 

Consultazione delle fonti inglesi e redazione a cura di Claudia Castellani

di Redazione

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