Sudan: arriva la sospensione dall’Unione Africana, gli Stati reagiscono

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 9:31 in Africa Sudan

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L’Unione Africana ha deciso di sospendere il Sudan dall’organizzazione a seguito dell’intervento delle milizie, avvenuto lunedì 3 giugno, in repressione del sit-in degli attivisti che chiedevano il trasferimento dei poteri a un governo civile.

La decisione, comunicata su Twitter dal Consiglio di Pace e Sicurezza dell’Unione, giovedì 6 giugno, “ha, con effetto immediato, sospeso la partecipazione della Repubblica del Sudan da qualunque attività dell’Unione Africana, fino alla reale presa del potere da parte di un’autorità di transizione a guida civile, unica via di uscita da una tale situazione di crisi”, ha affermato l’organizzazione.

Nel frattempo, le vicende del Sudan hanno attirato l’attenzione della comunità internazionale, che ha iniziato a rilasciare le proprie dichiarazioni.

Gli Emirati Arabi Uniti (EAU), da tempo sostenitore del regime militare del Sudan, hanno dichiarato, nello stesso giorno della decisione dell’Unione, di osservare attentamente gli sviluppi degli eventi in Sudan con grande preoccupazione. Secondo quanto dichiarato dal Ministero degli Affari Esteri emiratense, la speranza è che il dialogo continui tra i diversi partiti, “in modo da garantire la sicurezza e la stabilità del Sudan”, così da poter “realizzare le aspirazioni del fraterno popolo sudanese”.

Le dichiarazioni del Paese del Golfo sono arrivate a un giorno di distanza da quelle della vicina Arabia Saudita, che aveva richiesto l’avvio di un nuovo processo di dialogo.

Ad essersi espressi, tuttavia, non sono stati solo i Paesi dell’area coinvolta. Gli Stati Uniti, da parte loro, hanno chiesto, giovedì 6 giugno, che il governo di transizione militare desistesse dall’uso della violenza, condannando “i recenti attacchi contro gli attivisti in Sudan” e richiedendo “una transizione a guida civile che portasse a tempestive elezioni e che consentisse la libera espressione del volere del popolo sudanese”.

Nello stesso giorno, la Russia ha affermato di contrastare fermamente un eventuale intervento internazionale in Sudan, dal momento che “spetta alle autorità del Paese affrontare gli estremisti”. A detta di Mosca, sarebbe opportuno procedere con un dialogo a livello interno su come gestire il periodo di transizione che porterà a nuove elezioni. “Ovviamente”, ha affermato il viceministro agli Affari Esteri, Mikhail Bogdanov, “per fare ciò, occorre imporre ordine e contrastare gli estremisti e i provocatori che non desiderano la stabilizzazione della situazione corrente”.

Secondo quanto riportato da al Jazeera, il premier della vicina Etiopia, Ebiy Ahmed, è atteso a Khartoum per avviare un tentativo di mediazione tra le due parti contrastanti.

Nel frattempo, l’ONU ha richiamato il proprio personale attivo a Khartoum.

Le proteste in Sudan sono scoppiate il 19 dicembre 2018 e hanno causato enormi sconvolgimenti nel Paese. Dopo 16 settimane di proteste di piazza, l’11 aprile di quest’anno l’esercito è riuscito a espellere l’ex presidente Omar al-Bashir, al potere da trent’anni.  Dopo tale evento, le truppe sudanesi hanno dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan, in passato ispettore generale delle forze armate. L’uomo ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo, ma tali colloqui sembrano bloccati e le manifestazioni sono diventate più frequenti. Nel corso della protesta del 3 giugno, le forze di sicurezza nazionale avrebbero inizialmente utilizzato del gas lacrimogeno, per poi impiegare granate stordenti per disorientare gli attivisti. A quel punto, i militari avrebbero iniziato a sparare con armi da fuoco, provocando un numero elevato di morti e feriti.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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