Spagna: Sánchez incaricato di formare il governo

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 9:22 in Europa Spagna

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Il re di Spagna, Felipe VI, ha incaricato Pedro Sánchez, premier uscente e leader del Partito Socialista (PSOE), di formare il nuovo governo. La decisione del monarca è stata comunicata alla presidente del Congresso, Meritxell Batet, che ha informato Sánchez. Felipe VI ha ritenuto dunque che il primo round di consultazioni fosse sufficiente ad avviare i negoziati per l’investitura di Sánchez, senza ricorrere ad una seconda serie di consultazioni, come invece era stato necessario dopo le elezioni del 2015 e del 2016.

Dopo aver ricevuto l’incarico Sánchez è intervenuto dinanzi alla stampa per annunciare la sua “disponibilità ad accettare l’incarico come conseguenza,del mandato delle elezioni del 28 aprile”. “Rafforzato” – ha aggiunto – dai risultati del 26 maggio in cui il PSOE è stato la prima forza nella maggior parte delle comunità autonome,  in Europa e nei comuni. “O governa il PSOE o governa il PSOE: non ci sono altre opzioni” – ha detto Sánchez, tuttavia la matematica parlamentare costringe il premier, che conta su 123 seggi su 350, a forgiare alleanze. Alleanze che Sánchez vorrebbe solo per il voto di investitura e non per la ripartizione di posti di governo, e comunque a geometria variabile, “governare a destra e a sinistra” – secondo la definizione dei socialisti spagnoli.

Il leader socialista ha iniziato dunque a percorrere il cammino istituzionale che lo dovrebbe portare all’investitura a Presidente la prima o la seconda settimana di luglio, secondo i calcoli della Moncloa. Sánchez punta sull’astensione dei due deputati di Unión del Pueblo Navarro (UPN) che con i Sí di PSOE, Podemos, Partito Nazionalista Basco, Compromís e Partito Regionalista della Cantabria gli consentirebbero di superare il voto del Congresso. Una nomina facilitata anche dal fatto che i tre deputati di Junts per Catalunya in carcere per reati connessi al referendum indipendentista catalano e che sono stati sospesi dalle loro funzioni, hanno deciso di non dimettersi, abbassando i numeri necessari alla maggioranza assoluta.

Come ventilato già nei giorni scorsi, dunque, la chiave dell’investitura di Sánchez dovrebbe essere la Navarra. In Spagna si parla già di “via navarra” all’investitura. La  centralità della regione settentrionale, 640.000 abitanti, è testimoniata dal fatto che, parlando alla stampa dopo gli incontri con il monarca, tutti i leader politici si sono soffermati ad analizzare la situazione in Navara.

Se nella comunità forale del nord del paese e al comune del capoluogo Pamplona, i socialisti favorissero il governo di minoranza di Navarra Suma (coalizione di Unión del Pueblo Navarro, Partito Popolare e Ciudadanos), i deputati regionalisti navarri si asterrebbero con il beneplacito del Partito Popolare e, forse, anche dei liberali di Ciudadanos, loro alleati. Dopo le consultazioni il leader del PP, Pablo Casado, aveva dichiarato apertamente che il PP avrebbe sostenuto l’astensione di Navarra Suma in cambio del governo locale, mentre Albert Rivera, leader di Ciudadanos, aveva chiarito che “la Navarra non è moneta di scambio”.

I socialisti si sono già mossi in questa direzione, facendo presente alla sezione locale che un governo socialista che nasca dall’astensione o dall’appoggio di Bildu, l’estrema sinistra indipendentista basca, sarebbe sgradito al partito e al governo. 

Sánchez deve tuttavia convincere Pablo Iglesias, leader di Unidas Podemos, a votare a favore dell’investitura senza formare una coalizione, come invece chiede Iglesias, che dopo il suo incontro con il re ha affermato che “i negoziati non sono iniziati” ed ha avvertito Sánchez che “all’investitura ci si presenta con i compiti fatti”.

 

Sicurezza Internazionale è il primo quotidiano italiano dedicato alla politica internazionale 

Traduzione dallo spagnolo e redazione a cura di Italo Cosentino

di Redazione

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