Nigeria: chiusura forzata di TV e radio private

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 12:01 in Africa Nigeria

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L’Autorità di Vigilanza radiotelevisiva della Nigeria ha ordinato la chiusura di alcune emittenti televisive e radiofoniche private del Paese. Tali strutture sembrerebbero appartenere ad uno dei leader dell’opposizione nigeriana, Raymond Dokpesi.

È quanto accaduto giovedì 6 giugno, quando la Commissione nazionale radiotelevisiva ha dichiarato di aver sospeso la licenza della Daar Communications, azienda proprietaria, da oltre 20 anni, di un canale televisivo, chiamato “Televisione indipendente afircana” e di uno radiofonico, la RayPower FM. La sospensione del funzionamento delle due strutture deriverebbe dalla violazione del codice nazionale delle trasmissioni.  

La decisione è arrivata poche ore dopo che l’amministratore della Daar Communications, il magnate Raymond Dokpesi, nonché figura di spicco dell’opposizione nigeriana, aveva dichiarato che i suoi canali erano nel mirino di una serie di azioni repressive. Nello specifico, Dokepsi aveva riferito di sentirsi “all’interno di una storia già vissuta”, annunciando che “un’azione repressiva nei confronti dei media e della stampa” sarebbe stata realizzata a breve.

Secondo quanto dichiarato dall’Agenzia di Stato, la sanzione sarebbe scaturita dal mancato rispetto dell’azienda di Dokepsi degli obblighi finanziari verso l’Autorità e dalla presunta faziosità caratterizzante le trasmissioni. In particolare, ha dichiarato la Commissione, le emittenti della Daar Communications avrebbero “realizzato trasmissioni provocatorie, disgreganti, incitanti, unitamente ad un’azione di propaganda contraria al governo e all’Autorità stessa”. L’interruzione delle trasmissioni delle emittenti sarà valida “fino a notifica contraria”, secondo quanto dichiarato dalla Commissione.

Il presidente nigeriano Muhammadu Buhari ha vinto le elezioni del 27 febbraio 2019, riconfermando il risultato dello scorso 29 maggio 2015. Nel corso della seconda campagna elettorale, l’attuale presidente aveva promesso di dare incentivi alla crescita economica del Paese, rafforzare la sicurezza e lottare contro la corruzione.

In ambito economico, la Nigeria possiede l’economia più prosperosa di tutto il continente, ed è una delle nazioni più influenti della regione occidentale dell’Africa. Oltre a essere la principale produttrice di petrolio del continente, è settima al mondo in materia di produzione di gas naturale.

Tuttavia, il Paese è dilaniato dalla furia dei jihadisti di Boko Haram, gruppo fondamentalista nigeriano che da quando ha avviato le proprie offensive, nel 2009, ha ucciso più di 30.000 persone e causato l’abbandono delle proprie case da parte di circa 2,6 milioni di cittadini. La rivolta, cominciata nel Nord-Est della Nigeria, si è allargata fino a coinvolgere Niger, Ciad e Camerun, causando una grave crisi umanitaria nella regione. Per combattere i ribelli, i quattro Stati hanno istituito, nell’aprile 2012, una Task Force multinazionale congiunta (MNJTF).

Nel 2019, l’Indice mondiale per la libertà di stampa, pubblicato dall’ONG “Reporter senza frontiere”, ha visto la Nigeria posizionarsi al 120esimo posto, su 180 Paesi analizzati, perdendo una posizione rispetto all’anno precedente. Secondo quanto dichiarato dall’organizzazione, “i giornalisti sono spesso minacciati, vittime di violenza fisica, o proibiti di accedere ad informazioni rilevanti da parte di ufficiali del governo, dalla polizia e a volte anche dai cittadini stessi”.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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