L’Egitto pronto a fornire energia elettrica a sostegno del Sudan

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 12:49 in Egitto Sudan

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Fonti governative egiziane hanno rivelato, venerdì 7 giugno, che il Ministero per l’Elettricità ha annunciato di esser pronto ad avviare il progetto che prevede collegamenti tra Egitto e Sudan per la fornitura di energia elettrica.

La fase preparatoria del progetto, basato su istruzioni da parte della presidenza egiziana, sarebbe terminata. L’Egitto ha informato il governo militare di transizione in Sudan, affermando che le centrali elettriche egiziane ed i relativi impianti sono pronti a fornire elettricità a Khartoum, secondo un accordo tra la leadership egiziana e l’ex presidente sudanese, Omar al-Bashir, firmato il 16 aprile 2018. Con tale patto, l’Egitto si era impegnato a costruire un interconnettore elettrico per rifornire il Sudan di 300 megawatt di elettricità in una prima fase, per poi raggiungere i 3 mila Mw alla fine del progetto.

Già il 18 febbraio 2019, l’azienda Siemens aveva annunciato di aver terminato le operazioni di prolungamento della sottostazione di Toshka, situata nel Sud dell’Egitto, a 1300 km dal Cairo, nei pressi del confine con il Sudan. Si trattava della prima fase per una rete di trasmissione di energia elettrica tra la città meridionale egiziana e la città sudanese di Wadi Halfa, parte di un progetto più ampio che vedeva la costruzione di una linea di trasmissione anche con la città di Dongola, lunga 170 km.

Secondo quanto dichiarato dal ministro dell’Energia egiziano, Mohammed Shaker, la linea di trasmissione tra Toshka e Wadi Halifa potrebbe fornire al Sudan 150 Mw in una fase iniziale ma le prime operazioni pilota ne forniranno 100. Il ministro ha poi specificato che tale collegamento si estende per circa 100 km ed è stato realizzato grazie ad un investimento pari a 6.7 milioni di dollari.

Ad oggi, l’Egitto sta spingendo verso la velocizzazione delle procedure iniziali necessarie alla trasmissione di elettricità. In questo modo, Il Cairo vuole mostrare il proprio sostegno al Sudan nel far fronte alle proteste e agli sconvolgimenti del Paese, che hanno avuto inizio il 19 dicembre 2018.

Fonti politiche egiziane di alto livello avrebbero poi rivelato che la decisione egiziana di completare rapidamente il progetto fa parte di un accordo più ampio riguardante altresì le relazioni tra Sudan ed Etiopia. L’Egitto mirerebbe ad indebolire i legami tra questi due Paesi, col fine di acquisire maggiore forza nella questione della diga GERD, la Grand Ethiopian Renaissance Dam.

Quest’ultima rappresenta il futuro sistema idro-elettrico più grande di tutto il continente africano. Si tratta di un progetto avviato nel 2011 dall’Etiopia, uno dei principali attori del Corno d’Africa sul piano economico e della sicurezza, con l’obiettivo di attingere dal bacino del fiume Nilo Azzurro, secondo principale affluente del Nilo, che attraversa il Sudan e l’Egitto. Sia il Cairo sia Kharotum temono che la diga possa danneggiare e limitare le rispettive risorse idriche. Addis Abeba, tuttavia, sostiene che la GERD non avrà alcun effetto negativo sull’Egitto e sul Sudan e che, al contrario, costituisce un progetto necessario allo sviluppo economico dell’area. 

L’Egitto è legato da rapporti storici al Sudan ed anche il presidente egiziano, Abdel Fattah al-Sisi, ha dichiarato pubblicamente il suo sostegno alla sicurezza e alla stabilità del Paese, fondamentale per la sicurezza nazionale egiziana. Nell’ambito delle tensioni in corso, secondo fonti politiche, vi sarebbe una tendenza da parte egiziana a sostenere il Presidente del Consiglio Militare di Transizione, Abdel Fattah Abdelrahman Burhan. Inoltre, la situazione interna e le manifestazioni di Khartoum potrebbero rappresentare un elemento positivo per Il Cairo per risolvere sia questioni interne sia esterne, come quella relativa alla GERD.

Secondo fonti diplomatiche, nelle ultime due settimane, membri delle squadre egiziane e sudanesi responsabili per la sicurezza, così come funzionari dell’intelligence dei due Paesi, si sarebbero incontrati per elaborare delle strategie volte a contrastare le forze di opposizione e di sinistra islamica, oltre alle varie minacce interne ed estere.

Le proteste in Sudan, iniziate in seguito ad una grave crisi economica, hanno causato un clima di alta tensione nel Paese. L’11 aprile 2019 l’esercito è riuscito a espellere l’ex presidente Omar al-Bashir, al potere da trent’anni ed ha dichiarato l’instaurazione di un governo militare di transizione, con a capo Al-Burhan. Quest’ultimo, ha fin da subito incontrato i manifestanti nelle strade della capitale per avviare un dialogo e ascoltare le loro richieste, oltre a dare inizio ad una serie di negoziati tra la parte civile e quella militare per favorire la formazione di un governo misto. Tali colloqui, tuttavia, sembrano bloccati e le manifestazioni sono diventate più frequenti da quando è iniziato il mese sacro musulmano del Ramadan, il 6 maggio. Gli attivisti hanno dichiarato che le proteste continueranno finché non verrà formato un governo di transizione regolare, come sancito dalla Dichiarazione della Libertà e del Cambiamento firmata da vari gruppi politici e professionali a gennaio 2019.

 

 

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Consultazione delle fonti arabe e redazione a cura di Piera Laurenza

 

di Redazione

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