Arabia Saudita: valori negativi per i mercati petroliferi

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 15:49 in Arabia Saudita Medio Oriente

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Il ministro dell’Energia saudita, l’ingegnere Khalid A. Al-Falih, venerdì 7 giugno, nel corso di una conferenza economica tenutasi a San Pietroburgo, ha dichiarato che le ultime 3 settimane non sono state positive per i mercati petroliferi.

Secondo il ministro, non è accettabile ritornare ai valori precedenti al 2015 ed ha sottolineato che 60 dollari al barile non rappresentano un prezzo in grado di attrarre investimenti. Sebbene i prezzi del petrolio siano aumentati del 16% quest’anno, in parte grazie all’accordo OPEC +, nelle ultime settimane si è registrato un netto calo rispetto ai 75 dollari al barile di aprile. L’ingegnere saudita ha inoltre aggiunto che nel proprio Paese vi è stata una diminuzione della produzione, al di sotto dell’obiettivo stabilito, pari a 0,7 milioni di barili. Tale diminuzione sarebbe stata altresì causata da una disputa tra USA e Cina, cha ha rallentato la crescita economica.

A detta del ministro, il mercato petrolifero non è ancora completamente stabile e i prezzi sono stati influenzati da fattori che esulano del controllo dell’OPEC. Tuttavia, il mercato ha mostrato segnali incoraggianti ed i dati relativi alla domanda sono positivi. Pertanto, non vi sarebbe il rischio di una guerra commerciale.

Nella stessa cornice, Al-Falih ha affermato che l’OPEC ed i propri alleati dovrebbero estendere i tagli per la produzione di petrolio anche ad altri Paesi, in modo da evitare uno scontro sul mercato con gli Stati Uniti o un ritorno al crollo dei prezzi di 5 anni fa.

L’OPEC, ovvero l’Organizzazione dei Paesi Esportatori di Petrolio, è stata fondata nel 1960 e comprende dodici Paesi, tra cui l’Arabia Saudita, che si sono associati, formando un cartello economico. L’obiettivo è quello di negoziare con le compagnie petrolifere su aspetti relativi alla produzione di petrolio, prezzi e concessioni.

Gli stati membri OPEC controllano circa il 78% delle riserve mondiali accertate di petrolio, il 50% di quelle di gas naturale e forniscono circa il 42% della produzione mondiale di petrolio ed il 17% di quella di gas naturale. L’organizzazione parallela dell’OAPEC (Organizzazione dei Paesi Arabi Esportatori di Petrolio), fondata nel 1968 nel Kuwait, si occupa del coordinamento delle politiche energetiche dei paesi Arabi che fanno parte dell’OPEC.

Il 7 dicembre 2018, i Paesi membri dell’OPEC ed altri alleati hanno raggiunto un accordo per introdurre nuovi tagli alla produzione di petrolio, impegnandosi a ridurre la propria produzione giornaliera di 1,2 milioni di barili in totale. Il nuovo accordo è entrato in vigore il 1 gennaio 2019 ed ha la durata di 6 mesi.

Il ministro saudita Al- Falih ha rivelato che l’OPEC era propensa ad estendere i tagli sulla produzione di petrolio entro la fine di giugno, ma sono necessari ulteriori colloqui con i Paesi produttori non OPEC per comprendere la loro posizione in merito. Pertanto, l’OPEC ed i suoi alleati si incontreranno nelle prossime settimane in una riunione sulle politiche di produzione.

L’Arabia Saudita è stata tra i fondatori dell’OPEC. Il Paese possiede le più grandi riserve di petrolio al mondo, in particolare ad Est, pari al 25% del totale. In particolare, il petrolio costituisce più del 95% delle esportazioni e il 70% delle entrate del governo. Tali fattori hanno portato alla trasformazione di un regno deserto sottosviluppato in una delle nazioni più ricche del mondo, oltre a favorire una rapida modernizzazione.

Riad rappresenta altresì uno dei più grandi esportatori di oro nero e svolge un ruolo principale nell’OPEC. Nel 1999, grazie a tale Paese fu possibile realizzare con successo l’aumento del prezzo del petrolio, raggiungendo i livelli più alti dall’epoca della guerra del Golfo tra Iraq e alleati degli USA.

 

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Consultazione delle fonti arabe e redazione a cura di Piera Laurenza

di Redazione

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