Algeria: continuano le proteste, Bensalah chiede dialogo

Pubblicato il 7 giugno 2019 alle 16:51 in Africa Algeria

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Migliaia di attivisti algerini hanno deciso di protestare, per il 16esimo venerdì consecutivo, ad Algeri, chiedendo le dimissioni dell’attuale Capo di Stato.

Le proteste di venerdì 7 giugno avvengono ad un giorno di distanza dalle dichiarazioni del Capo di Stato ad interim algerino, Abdelkader Bensalah, il quale aveva richiesto che tutti i partiti del Paese si preparassero per l’avvio di un “dialogo inclusivo”, a seguito dell’annullamento delle elezioni da parte del Consiglio Costituzionale. Tale dialogo era finalizzato ad individuare una nuova data per il voto popolare, inizialmente previsto per il 4 luglio.

Con i moti di venerdì 7 giugno, sono 16 settimane che in Algeria si verificano proteste a cadenza regolare, portate avanti da attivisti che chiedono la caduta del governo e l’abbandono del sistema elitario vigente nel Paese.

A seguito delle proteste delle prime 6 settimane, il 2 aprile, l’allora presidente Abdelaziz Bouteflika aveva rassegnato le dimissioni, dopo aver trascorso 20 anni al potere. Da quel momento, i disordini nel Paese sono aumentati, a causa della presa del potere da parte delle forze armate, capeggiate da Ahmed Gaid Salah, generale dell’esercito ritenuto vicino a Bouteflika. Le critiche degli attivisti trovavano fondamenta anche nel benestare del precedente leader concesso in occasione della nomina del Capo di Stato ad interim, Abdelkader Bensalah, attualmente in carica.

Bensalah avrebbe dovuto governare fino al 4 luglio, giorno delle nuove elezioni, ma tale data è stata annullata lo scorso 2 giugno dal Consiglio Costituzionale algerino.  L’annullamento delle elezioni non sembrerebbe aver colto il popolo algerino alla sprovvista. Secondo quanto sostenuto dai dimostratori, infatti, il voto sarebbe stato pilotato dall’esercito e dalle figure scelte dal leader precedentemente spodestato.

L’attuale presidente ad interim, tuttavia, avrebbe dichiarato, giovedì 6 giugno, di aver intenzione di rimanere al potere fino al giorno delle nuove elezioni, nonostante la richiesta degli attivisti di abbandonare il proprio ruolo.

Le dichiarazioni del premier, però, non sono state ben accolte dal popolo algerino, che ha scelto di protestare nuovamente. “Andate tutti via”, “Abbiamo bisogno di nuove persone”, “Bensalah vai via”, riportavano i cartelli dei manifestanti venerdì 7 giugno.

Nel frattempo, l’esercito sta accogliendo alcune richieste degli attivisti. Prima tra tutte, quella di avviare alcune indagini anti-corruzione contro figure sospettate di abuso di potere o di utilizzo di fondi pubblici. In tale contesto, secondo quanto riportato da Reuters, il fratello minore dell’ex presidente Bouteflika, Said, è stato arrestato insieme a 2 dirigenti dell’intelligence del Paese per aver “danneggiato l’autorità dell’esercito e per aver complottato contro l’autorità statale”. Altri 5 imprenditori, compreso l’uomo più ricco del Paese, Issad Rebrab, sono stati arrestati per reati di corruzione.

In Algeria, dopo l’uscita di scena di Bouteflika, avvenuta il 2 aprile, l’esercito rimane l’istituzione più potente del Paese, avendo influenzato la politica per decenni. Il rinvio delle elezioni, previste inizialmente per il 4 luglio, lascia un velo di incertezza sul futuro dello Stato nordafricano.

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Jasmine Ceremigna

di Redazione

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